Racconti rossoneri | 14 maggio, l’addio di Sheva al Milan

Esattamente venti anni fa il bomber ucraino decideva di lasciare il club rossonero per unirsi al Chelsea. Tornerà nel 2008, ma nulla fu più come prima

Matteo Noceti
5 min di lettura

Per chi ha il Milan nel cuore, il 14 maggio è una data che non può lasciare indifferenti. Esattamente venti anni fa, Andrij Shevchenko dava l’addio al club rossonero dopo 173 gol in 316 presenze, lasciando la sensazione (poi tristemente verificatasi) che da quel momento nulla sarebbe stato come prima. Sheva è stato un fenomeno generazionale, Pallone d’Oro 2004 e idolo di un’intera tifoseria che, anche grazie alle sue reti, ha vissuto notti magiche, soprattutto in Champions League.

Le immagini di quel pomeriggio del 2006 lo ritraggono sugli spalti di San Siro, fianco a fianco con i tifosi della Curva Sud: in campo si stava giocando un Milan-Roma pressoché ininfluente ai fini della classifica, l’ucraino non venne convocato ma i rossoneri vinsero ugualmente. Da qualche tempo, Shevchenko aveva deciso di lasciare il Milan e presenziare in curva durante quell’ultima giornata di campionato era il suo modo di salutare e ringraziare un ambiente che gli aveva dato tanto.

L’arrivo nell’estate del 1999

Shevchenko arrivò al Milan nell’ultima estate dello scorso millennio per una cifra intorno ai 40 milioni delle vecchie lire, ma il club rossonero lo teneva d’occhio già da un paio di stagioni: lo testimonia il celebre report dell’osservatore Italo Galbiati, che era andato a visionarlo in un Barcellona-Dinamo Kiev del novembre 1997. L’attaccante era il fiore all’occhiello della formazione ucraina e quella sera diede spettacolo. “Giocatore fortissimo fisicamente, rapido nel dribbling, fa gol” – si legge nel report – “Sono rimasto impressionato dalla sua facilità di gioco. Superfluo aggiungere altro: è da Milan“.

Ciuffo biondo e sguardo glaciale davanti agli avversari: Shevchenko impiegò pochissimo tempo a dimostrare quanto fosse giusta la valutazione di Galbiati, diventando il bomber titolare dei rossoneri. Ibrahim Ba gli cedette la maglia numero 7 e, con quella, l’ucraino segnò 24 gol in 34 partite di campionato che gli valsero il titolo di capocannoniere. Neanche il tempo di provare un pizzico di malinconia per l’addio di Weah che il Milan aveva trovato l’uomo a cui affidare il peso del proprio attacco.

Dal rigore di Manchester al Pallone d’Oro

Tra le innumerevoli diapositive di Shevchenko al Milan, ce ne sono due che evidentemente occupano un posto speciale nel libro dei ricordi: la prima porta direttamente a Manchester, stadio Old Trafford, finale di Champions League 2003. Il Milan tornava a giocarsi il massimo trofeo continentale dopo le vittorie del decennio precedente, ma di fronte c’era la Juventus di Del Piero e Trezeguet. I bianconeri partivano favoriti, ma 120 minuti non bastarono a spezzare l’equilibrio della gara. Si arrivò quindi ai calci di rigore.

Portieri sugli scudi: Dida parò tre rigori, Buffon due, e l’ultimo a presentarsi dal dischetto fu proprio Sheva. Le telecamere indugiarono costantemente sullo sguardo dell’ucraino, impaziente di tirare. Palla a destra, portiere a sinistra e il Milan diventò campione d’Europa per la sesta volta nella propria storia. Il numero 7 entrò definitivamente nel cuore di tutti e da quel momento continuò a gonfiare le reti di ogni stadio, tanto da meritare l’incoronazione a Pallone d’Oro 2004.

L’addio e il ritorno

All’età di trenta anni, come detto, Shevchenko decise di salutare il Milan per approdare al Chelsea del patron Abramovich. Nessuno era pronto all’addio, Berlusconi e Galliani provarono a evitarlo ma l’ucraino e la sua famiglia spinsero per la destinazione inglese e non ci fu niente da fare. Lo Stamford Bridge, tuttavia, non era San Siro e l’amore tra lui e il mondo blues non sbocciò mai del tutto. Nell’estate 2008, allora, ecco il ritorno riparatore: “Ero al 50% del mio meglio” – ha dichiarato lo stesso giocatore in una recente intervista – “ma sarei tornato in Italia solo per il Milan, sebbene in quel periodo mi avesse cercato anche la Roma di Spalletti“.

La stagione del ritorno non fu indimenticabile: 26 presenze e appena 2 gol, uno segnato nel turno preliminare di Coppa UEFA e l’altro in Coppa Italia. Shevchenko sembrò sin da subito un giocatore imbolsito e meno determinante rispetto al passato, ma, se la brillantezza in campo era ormai un miraggio di giorni lontani, averlo rivisto indossare la maglia rossonera ha, almeno in parte, aiutato a chiudere serenamente il cerchio con il destino.

I più letti

Pubblicità