Cara Santa Lucia, dacci se puoi un altro Sandro Tonali

L'ex centrocampista rossonero compie oggi 26 anni. È la storia di una bandiera ammainata per gusto e sostituita con poca lungimiranza

Matteo Noceti
5 min di lettura

Ci sono ricordi che riaffiorano proprio quando fa più male, inconsapevoli (loro, o forse noi) di quanto quel dolore sia in realtà necessario per chiudere i conti col passato ma anche a dettare la linea per un futuro all’altezza. Quantomeno nelle speranze. Sandro Tonali compie oggi 26 anni e nel prossimo giugno saranno già tre quelli da ex giocatore rossonero. Sandro lontano dal Milan e non il contrario: non potrebbe essere altrimenti per un ragazzo che ha sempre rivendicato con orgoglio il suo tifo e che nelle stagioni milaniste ha sempre dato tutto.

Una storia, quella di Tonali al Milan, dipinta da tutti nel 2020 come il ritorno del figliol prodigo e bruscamente interrotta per le logiche di business tanto care a questa proprietà. Col senno di poi, tanto business e poca logica. Una storia, va detto, in cui non sono mancate le lacrime di gioia per uno scudetto indimenticabile ma nemmeno quelle deluse per il deprecabile coinvolgimento nella vicenda scommesse. Sembra passata una vita da quando Sandro non indossa più la sua maglia numero 8, ma i brividi restano e allora, se si potesse esprimere un desiderio, non potrebbe che essere quello di trovare un giocatore chi in grado di emozionare come lui. Con il Milan nel cuore, al netto di tutto.

Il ritorno al Milan, il cerchio che si chiude

Nel 2019/20 Tonali disputa la prima stagione in serie A con la maglia del Brescia: agli occhi di tutti appare subito il giocatore più forte della squadra, tanto da garantirsi, pur senza essere riuscito ad evitare la retrocessione delle Rondinelle, un’estate di intense voci di mercato. Le prime a interessarsi sono Inter e Juventus, non le preferite dal centrocampista, ma il Brescia deve monetizzare e a un certo punto sembra che il trasferimento in nerazzurro sia cosa fatta.

È proprio in quel momento che arriva il colpo di scena: il Milan si fa avanti per un prestito oneroso con diritto di riscatto fissato intorno ai 20 milioni di euro. L’offerta soddisfa il Brescia, Sandro non aspettava altro e il 9 settembre diventa ufficialmente un giocatore del Milan. Proprio lui che da bambino chiedeva in regalo a Santa Lucia il completo rossonero, avrebbe adesso avuto la possibilità di difenderlo ogni domenica.

Beniamino nell’anno dello scudetto

Dopo una prima stagione poco esaltante, Tonali è chiamato ad alzare il livello delle prestazioni per ripagare la fiducia del club che lo ha riscattato senza esitazioni. Il bresciano cresce di partita in partita e già a novembre diventa un punto fermo della mediana di mister Pioli, che lo lascia libero anche di impostare l’azione quando necessario. Saranno 5 i suoi gol a fine stagione, due dei quali pesantissimi e segnati romanticamente il giorno del suo compleanno, in quel Verona-Milan che di fatto ha avvicinato la vittoria del diciannovesimo scudetto. Sandro diventa il beniamino dei tifosi e nei desideri di molti prenota il ruolo di capitano del futuro.

Ammainare la bandiera

Per dare l’idea di quanto imprevedibile sia stata la cessione al Newcastle, basta soffermarsi su un dato: nella stagione 2022/23, quella del black out post mondiale e del quinto posto in classifica tramutato in quarto dopo la penalizzazione della Juventus, Tonali colleziona 48 presenze saltando solo quattro partite di campionato. Il pensiero comune era che il Milan dovesse acquistare un giocatore a lui alternativo così da non strapazzarlo sul piano fisico, e invece le idee erano ben diverse. Alla prima offensiva degli inglesi, la proprietà rossonera accetta i circa 70 milioni di euro e Tonali si trasferisce in Premier League.

Un addio spiazzante ma troppo velocemente messo in secondo piano dall’attualità: quella giudiziaria, con la squalifica che lo terrà lontano dai campi per diversi mesi e quella di mercato, con il Milan che reinveste i soldi della sua cessione in tante trattative. A distanza di tre anni si può dire che nessuno dei nuovi arrivati si è avvicinato al livello di Sandro, forse solo Reijnders e Pulisic ma in modo estemporaneo. Perché sostituire è spesso più difficile di vendere, ma forse è quando vendi una bandiera che capisci che vento tira.

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