La sconfitta a Roma contro la Lazio ha confermato la presenza di dubbi e incertezze nell’ambiente rossonero: i senatori, presenti in rosa da anni, sono ancora insostituibili ed elementi chiave per il Milan o sono stati sorpassati, in termini di importanza tecnica e di leadership, da nuovi interpreti? Dalla discontinuità di Leao, passando per il periodo buio di Pulisic, fino ad arrivare ai dubbi su Tomori, la squadra rossonera, adesso, non ha più certezze.
Le vecchie gioie iniziano a calare
Dei giocatori che hanno trascinato la squadra nelle passate stagioni, alcuni sono partiti, mentre altri non sembrano più offrire le solite garanzie. Nel periodo di “rinascita rossonera”, iniziato nella stagione 2020/21, tra gli uomini che hanno inciso maggiormente risaltano figure come Giroud, Theo Hernandez, Reijnders, Tonali e diversi altri che non fanno più parte della rosa.
Tra chi è rimasto, l’uomo più discusso rimane senza dubbio Rafael Leao. Il portoghese è sempre stato al centro delle critiche per il suo atteggiamento che, a tratti, sembra quasi svogliato, e per la mancanza di costanza all’interno dei 90 minuti o nell’arco dell’intera stagione. Anche a livello tattico non è più il top player dei tempi migliori: la nuova posizione e il nuovo schieramento tattico imposto da Allegri non gli consente di rendere al meglio, costringendolo a dover sacrificare le sue migliori qualità di dribbling in cambio di una maggiore, ma non sempre efficace, concretezza sotto porta. La mancanza di alternative valide a svolgere gli stessi compiti gli consente di giocare costantemente, ma Rafa non è più indispensabile come prima, almeno in questo contesto tattico.
Dal Portogallo di Leao, attraversando l’Oceano Atlantico per raggiungere gli Stati Uniti d’America, terra natale di Christian Pulisic. Protagonista di un grande 2025, l’americano sta manifestando un drastico calo di rendimento nel nuovo anno. Il numero 11 rossonero sembra solo un lontano parente del fenomeno ammirato nel girone d’andata: con un bottino di 8 reti e 2 assist, tutti i contributi al gol sono arrivati prima dell’inizio del 2026. Due mesi e mezzo senza marcature o assistenze sono un digiuno inaspettato per un giocatore del suo livello. A sua discolpa, vanno citate le diverse problematiche fisiche che lo accompagnano da tutta la stagione. Tuttavia, a differenza di Leao su cui circolano molti più dubbi, per Pulisic si tende a pensare che sia solo un periodo negativo, d’altronde sarebbe il primo momento delicato vissuto in tre anni straordinari a Milano.
Infine, parecchie perplessità circolano sul conto di Fikayo Tomori, in rosa ormai da 5 anni. Il difensore inglese durante queste stagioni ha avuto diversi alti e bassi: è passato dall’essere il perno della difesa nel Milan di Stefano Pioli, perdendo centralità nella passata stagione con Fonseca e Conceicao, fino a riconquistarsi la titolarità quest’anno con Allegri. Nonostante questa ritrovata costanza da titolare, Tomori ha dimostrato negli anni diverse incertezze che gli hanno impedito di essere considerato davvero insostituibile, esclusa la magica parentesi dell’anno dello scudetto. Anche in questa stagione, nonostante sembri beneficiare del nuovo ruolo tattico, non mancano blackout e momenti di confusione durante i 90 minuti. Per questo motivo, il futuro di Fikayo sembra tutt’altro che delineato: la sensazione è che il centrale non sia più considerato un elemento intoccabile nel progetto rossonero.
Le nuove fondamenta di Allegri
Le vere basi solide su cui sta concentrando la propria forza il Milan di Allegri sono i due principali innesti a centrocampo: Adrien Rabiot e Luka Modric. Sono loro, inevitabilmente, gli elementi chiave sui quali si basa l’intero assetto tattico rossonero. Il francese rappresenta dinamismo e qualità assoluta, capace di ribaltare il fronte di gioco in pochi secondi, capovolgendo l’azione da difensiva ad offensiva: è il prototipo ideale di giocatore che non può mancare nello scacchiere di Allegri. Modric, invece, è il cervello della squadra: ogni pallone passa dai suoi piedi, illuminando ogni attacco rossonero, senza far mancare il suo apporto anche nella fase difensiva.
Le statistiche parlano chiaro: nelle occasioni in cui sono mancati questi due pilastri, il Milan ha spesso faticato, Non è un caso che due delle tre sconfitte stagionali siano arrivate proprio con Rabiot ai box. Attualmente, sono loro i nuovi indispensabili del Diavolo, i veri punti fermi attorno ai quali costruire un Milan competitivo.