Milan, avevi un amico in me: le parole dell’ex capitano Calabria, tra addio e futuro

Il terzino, oggi in forza al Panathinaikos, ha ricordato il suo ultimo periodo in rossonero e ciò che non ha apprezzato nella gestione della proprietà

Matteo Noceti
4 min di lettura

22 maggio 2022, sono passati quattro anni dal giorno dell’ultimo scudetto rossonero, ma sembra un’eternità. Una vittoria inattesa dall’opinione pubblica, quella, ma che rivendicava la bontà di un progetto con ancora tanti margini di crescita. Quel Milan era una squadra giovane, guidata da un allenatore che non aveva ancora vinto e con alle spalle un gruppo dirigenziale capace di ballare con eleganza tra gli sbalzi d’umore del mondo rossonero. Al Mapei Stadium di Reggio Emilia bastarono 45 minuti a sancire il trionfo degli uomini di Pioli: uno scatenato Leao apparecchiò la tavola per la doppietta di Giroud, poi Kessie chiuse i conti firmando il 3-0. I due marcatori hanno lasciato il Milan da tempo e si dice che il portoghese potrebbe farlo in estate. Cronaca di uno smantellamento, lo stesso che ha commentato pure l’ex capitano Davide Calabria ai microfoni di Sky Calcio Unplugged.

Il tormentato addio al Milan

Calabria non indossava la fascia nel giorno dello scudetto, ma era un senatore dello spogliatoio, uno di quelli che ha tirato la carretta nelle stagioni della banter era e che indubbiamente ha sempre avuto il Milan tatuato sul cuore. Soprattutto per questo motivo, la triste separazione avvenuta nel gennaio di un anno fa aveva lasciato tutti increduli. “È stata una ferita e un dispiacere” – ammette il terzino – “Non volevo salutare così, diciamo che ho accettato quello che è successo. Non condividevo quello che è accaduto in quei mesi e il mio ruolo era farlo notare”.

Dai dissidi alla vittoria in Coppa Italia

Nella ricostruzione di Calabria, il rapporto con l’attuale proprietà del club peggiorò rapidamente: “La stagione stava andando male e si era capito che la proprietà e la dirigenza pensavano di prendere altre strade. Avevo capito che non ci sarebbe stato un futuro, ero anche chiuso dalle scelte dell’allenatore. Il calcio oggi è molto amore, ma anche business“. Da lì, il trasferimento al Bologna e la vittoria in Coppa Italia, ironia della sorte, proprio contro il Milan. “Sono stato fortunato a finire in un ambiente in cui sono stato super bene, con un gruppo di lavoro eccezionale. In finale volevo far vedere che avevano fatto un errore a lasciarmi andare: dopo la partita ho pensato prima a consolare i miei ex compagni che a festeggiare la vittoria”.

Lo smantellamento del gruppo scudettato

Nel giorno del quarto anniversario del tricolore, fa specie pensare che di quel Milan sono rimasti pochissimi interpreti, una scelta a cui nemmeno Calabria sa dare una spiegazione. “Sono decisioni che non spettano a noi e che dobbiamo accettare, anche se nessuno se lo aspettava così drasticamente. È un peccato perché secondo me si era creata un’alchimia che fai fatica a trovare. In quel periodo a San Siro c’era un’energia che sapevi ti faceva partire 1-0. Nel calcio è importante avere continuità, ma in Italia si fa fatica. Mi auguro che si possa creare la stessa energia nei prossimi anni”.

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