Hall of fame: tre parole, prese in prestito dall’inglese, che identificano uno degli obiettivi più nobili per ogni club, ossia salvaguardare la propria identità. Nel caso di quello rossonero, c’è un nome nuovo che da qualche giorno ha fatto ingresso nell’elenco dei protagonisti più rappresentativi della storia del Milan. Parliamo di Ruud Gullit, leggendario attaccante degli anni 80 e ricordato ancora oggi come uno dei tre tenori di quel fantastico Milan “olandese” allenato da Arrigo Sacchi.
Per sempre un’icona rossonera
Gullit era presente a San Siro per la partita di domenica scorsa contro la Juventus e, con l’occasione, è stato celebrato il suo ingresso ufficiale nella Hall of Fame rossonera, un progetto nato solo due anni fa in collaborazione con il main sponsor Emirates ma che comprende già diverse personalità di spicco. Come si legge sul sito del club, i requisiti per farne parte sono l’aver disputato almeno 50 partite ufficiali in maglia rossonera e aver incarnato i valori del club per tutta la carriera professionistica, che chiaramente deve essere conclusa.
Giocate da campione, palmares leggendario
Di presenze col Milan, il buon Ruud ne ha sommate addirittura 171 in sette stagioni: chissà se se lo sarebbe immaginato nell’estate 1987, quando sbarcò nell’universo milanista da giocatore affermato ma ancora da registrare nel calcio italiano. I dubbi si dissolsero prestissimo: fu Gullit a stravolgere gli equilibri del nostro campionato e non il contrario, diventandone uno degli attaccanti più letali e vincenti di sempre. Il suo palmares in maglia rossonera recita tre Scudetti, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, due Supercoppe europee e tre Supercoppe di Lega, per raccontarne le giocate e la personalità non basterebbero litri di inchiostro.
La celebrazione nel pre partita
Non sono mancate le polemiche per come il Milan ha deciso di celebrare il campione olandese nel pre partita, presentando il solo Daniele Massaro ad accoglierlo in campo. Ci si chiede perché non siano stati il proprietario Gerry Cardinale o l’amministratore delegato Giorgio Furlani, entrambi presenti sugli spalti, a fare gli onori di casa: forse si temevano fischi di contestazione alla dirigenza? Non lo sapremo mai, ma è sembrata una scena poco da Milan. A proposito di Hall of Fame e identità…