La nuova cocente esclusione della Nazionale italiana dal prossimo mondiale che si terrà tra Stati Uniti, Canada e Messico, riportano alla luce il dossier di oltre 900 pagine che Roberto Baggio presentò come Responsabile del Settore Tecnico FIGC nel 2011. Il suo piano comprendeva una serie di riforme rimaste in gran parte inascoltate.
Le idee di rinnovamento che potevano cambiare il sistema calcio
Quando Baggio ricoprì l’incarico di Responsabile all’interno della Federazione Italiana Giuoco Calcio, presentò un progetto dettagliato per rimodellare il calcio italiano. Il dossier metteva in evidenza fondamentalmente delle criticità strutturali come la scarsa valorizzazione dei giovani, l’assenza di una cultura tecnica condivisa e la necessità di investire in centri federali di formazione dislocati in tutto il paese e infrastrutture modernizzate dedicate alle attività stesse di sviluppo. Molte delle sue proposte riguardavano l’introduzione di programmi formativi adeguati alla preparazione per allenatori e dirigenti, nonché una collaborazione più fluida tra club e settore giovanile, sul modello di altri paesi europei.
Il peso delle occasioni mancate
A distanza di anni, l’Italia continua a presentare problemi che quel dossier aveva già evidenziato.
Nei club di Serie A i giovani italiani faticano a trovare spazio, mentre le strutture di base restano palesemente inferiori rispetto a quelle delle altre federazioni che ahimè ci hanno prima ammirati e poi superati. L’assenza dai Mondiali non è quindi un incidente di percorso, ma il risultato di un processo degenerativo, fatto di scelte sbagliate e riforme mai messe in atto. La vittoria dei mondiali del 2006 mascherava soltanto quello che, con il cambio generazionale, sarebbe accaduto. In questo senso, il documento di Baggio appare oggi come una previsione delle difficoltà che il sistema avrebbe incontrato di li a poco.
Le responsabilità del sistema calcio
La mancata attuazione delle proposte contenute nel dossier è stata attribuita a resistenze interne, burocrazia e interessi divergenti tra le diverse componenti del movimento calcistico. Questo ha impedito l’avvio di una riforma capace di incidere sin da subito sulla competitività del calcio italiano cercando di mantenerlo all’altezza del nostro blasone. Le conseguenze si riflettono non solo sui risultati della Nazionale, ma anche sull’interesse del campionato italiano e sulla capacità di formare nuovi campioni.
Ripartire dalle riforme per tornare competitivi
Oggi, davanti alle difficoltà della Nazionale, quel dossier torna a essere considerato come un’occasione persa. Molti addetti ai lavori ritengono che alcune delle soluzioni proposte da Baggio restino attuali e potrebbero ancora rappresentare una base di ripartenza per un totale rinnovamento profondo del sistema calcio. Riscoprire e attuare quelle riforme, o quantomeno mettere in atto una tra le più importanti come quella di intervenire prima di tutto sulla formazione e sull’insegnamento tecnico e non solo, come adesso, su quello tattico, significherebbe non solo rendere omaggio a una figura simbolo del calcio italiano, ma soprattutto essere padroni finalmente di una strategia e di un percorso a lungo termine per riportare l’Italia stabilmente tra le protagoniste del calcio mondiale.
Creare un nuovo Roberto Baggio, con ogni probabilità, sarà impossibile, ma ripartire da quelle che sono state le sue idee di rinnovamento, che aveva studiato e progettato per tutto il movimento calcistico italiano, potrebbe essere ancora oggi l’ultima speranza di un movimento che, ancora una volta, ci vede fuori dalla competizione più bella ed importante del mondo: i mondiali di calcio.