La partita contro la Lazio ha aperto una riflessione che Ruben Amorim dovrà affrontare nelle prossime settimane: come utilizzare Luka Modric senza sacrificare l’intensità del Milan?
Il croato resta uno dei giocatori tecnicamente più raffinati della rosa, ma il primo tempo dell’Olimpico ha mostrato anche i limiti che possono emergere quando il ritmo della gara si alza e il centrocampo viene costretto a correre all’indietro.
A 41 anni, Modric può ancora determinare le partite. La questione, però, potrebbe non essere più soltanto se farlo giocare, ma soprattutto quando.
Amorim aveva già spiegato il compromesso
Alla vigilia della sfida con la Lazio, Amorim aveva affrontato apertamente l’argomento.
Il tecnico aveva sottolineato come la presenza di Modric permetta alla squadra di gestire meglio il possesso, accettando però una minore capacità di pressione.
Il principio era molto chiaro: meno aggressività senza palla, più controllo quando il Milan riesce ad avere il possesso.
All’Olimpico, tuttavia, questo equilibrio non ha funzionato.
Il possesso del primo tempo non ha prodotto pericoli
Nei primi 45 minuti il Milan ha avuto difficoltà a trasformare il possesso in occasioni realmente pericolose.
La Lazio ha giocato con maggiore intensità, ha recuperato palloni in zone favorevoli e ha trovato diversi spazi tra centrocampo e difesa. Modric, coinvolto inevitabilmente nelle difficoltà generali della squadra, non è riuscito a prendere il controllo della partita.
Il Milan ha mantenuto il pallone in alcune fasi, ma senza riuscire a governare davvero il ritmo.
Ed è proprio questa la differenza decisiva.
Con Musah cambia completamente il centrocampo
All’intervallo Amorim ha scelto di intervenire sostituendo Modric con Yunus Musah.
Il Milan ha perso inevitabilmente qualcosa dal punto di vista della qualità pura, ma ha guadagnato corsa, pressione e capacità di coprire rapidamente gli spazi.
Musah ha permesso ai rossoneri di aumentare il ritmo, accompagnare maggiormente l’azione e soprattutto contrastare con maggiore efficacia il centrocampo biancoceleste.
Il calo della Lazio ha certamente contribuito, ma la differenza tra le due versioni del Milan è stata evidente.
Modric può diventare l’arma dei finali
Da qui nasce una possibilità interessante per Amorim.
Modric potrebbe diventare ancora più prezioso entrando nella seconda parte della gara, quando il ritmo diminuisce, gli spazi aumentano e la capacità di gestire il pallone assume un peso maggiore.
In quei momenti la sua esperienza, la sua visione e la capacità di scegliere sempre il tempo corretto della giocata possono diventare devastanti.
Invece di chiedergli di sostenere per un’ora o più un calcio fatto di continue transizioni, il Milan potrebbe utilizzarlo quando serve abbassare il ritmo, conservare il possesso o trovare l’ultima giocata contro una difesa stanca.
Amorim deve trovare il modo migliore per utilizzarlo
Questo non significa mettere in discussione il valore di Modric.
Significa piuttosto adattarne l’utilizzo alle caratteristiche del nuovo Milan.
Il 3-4-2-1 di Amorim richiede molto ai due centrocampisti centrali: devono costruire, pressare, coprire campo e reagire velocemente nelle transizioni. In alcune partite, soprattutto contro avversari molto dinamici, partire con un centrocampo più atletico potrebbe garantire maggiore equilibrio.
Poi, quando la gara cambia natura, Modric può entrare e prendere il controllo del pallone.
La sfida dell’Olimpico ha lanciato un segnale. Amorim voleva un Milan capace di dominare attraverso il possesso, ma contro la Lazio ha scoperto che per arrivare a controllare il pallone bisogna prima riuscire a sostenere il ritmo della partita.
E forse proprio per questo la versione più efficace di Modric, oggi, potrebbe essere quella del campione che entra e decide gli ultimi trenta minuti.





2–2


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