Oggi è ufficialmente iniziata l’avventura a tinte rossonere del tecnico lusitano. Ruben Amorim è arrivato nella tarda mattinata all’aeroporto di Milano Linate con un volo proveniente dal Portogallo. A pochi giorni dall’apertura dei cancelli di Milanello per il raduno prestagionale del Diavolo, il tecnico muove i primi passi nella sua nuova casa.
Un onore essere qui
All’uscita del gate, Amorim ha rilasciato le sue prime dichiarazioni da tecnico del Milan ai cronisti presenti. Si è cimentato anche in qualche parole in italiano: “Molto felice di essere qui. Un onore essere l’allenatore del Milan”. Un Amorim già totalmente calato in questa avventura, voglioso di dimostrare le sue capacità. Cancellare gli anni di Manchester non sarà facile, ma il tecnico si dice pronto per questa sfida ancora più grande. Prima di partire in direzione Casa Milan, a chi gli chiedeva se fosse a Milano per vincere, Ruben Amorim ha risposto in maniera diretta: “Non puoi venire al Milan senza questa mentalità”
Un Milan Amorim-centrico
La nuova stagione si sta delineando e le prime mosse di calciomercato indicano il dogma: accontentare tutte le richieste di Amorim. Con l’acquisto quasi definito di Mario Gila dalla Lazio e quello già ufficializzato di Gonçalo Ramos dal Psg, siamo già a quota 100 milioni di euro di spesa. Ora la palla passa direttamente al campo. Con il raduno di Milanello ormai alle porte, Amorim avrà subito l’opportunità di plasmare la squadra secondo la sua filosofia tattica e di decidere chi potrà far parte del suo nuovo ciclo.
Siamo solo all’inizio e la piazza rossonera è ancora scottata dal quinto posto della passata stagione e dagli anni di gestione confusionaria di Gerry Cardinale. Il repulisti voluto da Cardinale nel mese di maggio, con il ribaltone dirigenziale che ha azzerato la vecchia gestione, ha lasciato ferite aperte e tanti interrogativi.
Tuttavia, i pesanti investimenti sul mercato e la scelta di Amorim sembrano voler tracciare una netta linea di demarcazione con il recente passato. L’allenatore portoghese si ritorva così tra le mani una doppia, delicatissima missione: non solo ricostruire l’identità tattica del Milan sul campo, ma anche ricucire lo strappo tra la società e una tifoseria ferita che, adesso, chiede a gran voce risposte concrete e, soprattutto, vittorie.