That’s Amorim? No, non iniziamo con i soliti ritornelli

È bastata la nomina del nuovo tecnico per ridare ottimismo ad un ambiente che avrebbe invece bisogno di equilibrio, perché la strada per il successo è molto lunga

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È un ambiente strano, quello attorno al Milan: fino a pochi giorni fa dominato da rabbia e propositi di contestazione, mentre nelle ultime ore sembra essere tornato l’ottimismo. In mezzo, la nomina di Ruben Amorim a nuovo allenatore, al termine di un valzer che ha visto girare nomi in maniera incontrollata per ben tre settimane. Tempistiche e modalità di ingaggio del tecnico portoghese fanno riflettere, al pari dei sogni di gloria che, evidentemente, avevano solo bisogno di un volto per essere richiamati in causa. Poco importa di chi.

I dubbi sulla scelta del nuovo mister

Amorim è il nuovo allenatore del Milan e merita di iniziare questa avventura senza forme di dissenso aprioristico nei suoi confronti, ma non si può negare che alcuni aspetti (caratteriali e tecnici) mostrati in carriera alimentino dubbi sul suo essere l’uomo giusto al momento giusto. Forse lo sapevano anche Cardinale e Ibrahimovic, dal momento che lo hanno assunto dopo aver incassato i rifiuti di diversi altri allenatori.

L’ex tecnico del Manchester United era almeno la quarta scelta e arriva in uno dei momenti più complicati della storia del Milan: gli addetti ai lavori lo descrivono come uno particolarmente burbero davanti alle telecamere e ostinato sul piano tattico. Trovando un ambiente sconquassato dalle ultime stagioni, la speranza è che possa dimostrarsi più flessibile, così da non finire sul banco degli imputati alla prima difficoltà. Anche perché nei prossimi giorni verrà nominato un direttore sportivo che non ha scelto Amorim: la sua protezione potrebbe quindi non essere d’ufficio.

Parola d’ordine: equilibrio

È possibile che il futuro prossimo del Milan possa rivelarsi più roseo dell’oggi, ma serve equilibrio. Equilibrio nell’analizzare che, da anni e fino a questo momento, le scelte non sembrano seguire una logica ben definita: lo dimostra il fatto che ciascun allenatore scelto da questa proprietà continui ad essere la nemesi di quello precedente, quasi come un tentativo di riparare agli errori. Spesso, però, ci si dimentica che l’errore principale è non garantire al gruppo squadra e allo staff tecnico la giusta protezione nel corso della stagione. Finché non si colma questa mancanza, sarà molto difficile vivere annate positive.

La fiducia passi dal campo

Per questo serve equilibrio. Non è più tempo per proclami o pindarici voli di fantasia: ogni tesserato del Milan dovrà meritarsi la fiducia esclusivamente in base ai comportamenti e a quello che farà vedere in campo. Dopo quattro stagioni concluse a distanza siderale dalla vetta, è davvero il minimo. La kermesse mondiale sta anestetizzando l’attesa, ma i rossoneri sono in ritardo nel programmare la stagione 2026/27 e la sensazione è che i nuovi dirigenti dovranno fronteggiare situazioni spinose sul mercato, tra giocatori già in partenza e altri da convincere a restare. Dopodiché ci si concentrerà sugli acquisti, sperando assecondino l’idea di gioco del nuovo – benvenuto – tecnico Ruben Amorim.

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