Mario Gila ha scelto il Milan per una telefonata. Lo racconta lui stesso in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport, in cui il difensore spagnolo — arrivato quest'estate a titolo definitivo dalla Lazio — svela per la prima volta i retroscena della trattativa che lo ha portato a Milanello, respingendo le avance di altri club pur di vestire rossonero.
"Ho voluto fortemente il Milan"
A convincerlo, spiega Gila, sono state prima le parole della dirigenza e poi una chiamata diretta dell'allenatore. Ho voluto fortemente il Milan perché le parole di Tare erano molto positive sia sulla squadra sia sulla società, racconta. Poi ho ricevuto la chiamata di Ruben e mi ha subito convinto a venire. Avere il tecnico e il club che ti vogliono è stato molto importante nella mia decisione. Anche se mi volevano altre squadre, ho sempre considerato che il Milan fosse la scelta migliore.
Un trasferimento vissuto quasi come un traguardo personale, prima ancora che professionale. Arrivare qua per me significa realizzare un po' un sogno, spiega il difensore spagnolo. Fin da bambino, come tutti, pensavo di diventare un giocatore, però arrivare a questi livelli... non è facile. Quindi è un sogno. Adesso cerco di essere positivo, di integrarmi velocemente, di parlare con tutti i compagni.
La difesa alta di Amorim: rischio e ambizione
Con Ruben Amorim, dice Gila, il feeling è scattato subito e non solo sul piano umano. Con l'allenatore mi sono trovato subito a mio agio. È un tecnico a cui piace parlare con tutti, che cerca di curare i rapporti anche fuori dal campo. Penso che questo sia un fattore molto importante all'interno di una squadra, racconta il difensore. Ma è sul piano tattico che l'intervista regala il passaggio più interessante, quello che spiega meglio di ogni tabellino il nuovo Milan che si vedrà in campionato.
Il centrale ex Lazio mette a confronto le due stagioni senza troppi giri di parole. La scorsa stagione ho visto parecchie volte il Milan e aveva uno stile di gioco diverso, molto rispettato anche alla luce dei risultati ottenuti almeno fino a primavera. Però era un gioco molto diverso da quello attuale e magari la squadra aspettava di più e difendeva maggiormente con il blocco basso. Quest'anno, invece, tutto è cambiato: l'interpretazione tattica è totalmente diversa e i tre dietro stanno molto più alti, alzando il baricentro.
Un modo di giocare che comporta dei rischi, e Gila non li nasconde. È vero che è tutto più difficile e che si corrono più rischi lanciandosi più metri alle spalle, però così la squadra ha la possibilità di recuperare palloni in una zona più pericolosa del campo. Penso che il nostro calcio sarà molto più propositivo e più offensivo. Servirà però una precisione quasi maniacale nei meccanismi difensivi: dietro devi giocare... al millimetro, essere molto preciso e sincronizzato nei movimenti perché altrimenti... Contro lo United ci è successo un paio di volte di non essere messi bene e in situazioni così gli avversari possono arrivare facilmente in porta. Però, ripeto, a me piace questo atteggiamento e si addice alle mie caratteristiche.
La mentalità vincente chiesta da Cardinale
Sulla spinta arrivata dall'alto, quella di una proprietà e di un allenatore che pretendono risultati, Gila non si tira indietro. Cardinale e Amorim hanno detto che vogliono vincere? A me piace vincere le amichevoli, le partitelle di allenamento e qualsiasi gara. Per me non esiste... non vincere. Resta consapevole, però, che il percorso è appena all'inizio: le cose che dobbiamo migliorare sono tante: per esempio non bisogna commettere errori banali e di presunzione oppure regalare gol agli avversari. Ciò premesso, la base di partenza è ottima e secondo me ci consentirà di competere a un livello molto alto.
Modric, il maestro ritrovato dopo il Real Madrid
C'è un filo che lega Gila a Luka Modric ben prima di Milanello, e che affonda le radici nei suoi anni di formazione al Real Madrid. Il difensore lo racconta con un certo pudore, quasi sorpreso lui stesso di ritrovarsi oggi compagno di squadra di un giocatore che, da ragazzo, guardava con soggezione. Lui è speciale. Ho avuto la fortuna di conoscerlo quando ero più piccolo e sono stato con lui al Real Madrid. Mi allenavo con la prima squadra e, anche se l'ho "vissuto" poco, lo guardavo come un riferimento: era un giocatore da ammirare, da osservare e dal quale imparare.
Ritrovarmi con Luka qua al Milan per me è un regalo del destino, chiude Gila. Mi piace parlare con lui, conoscerlo e ascoltare i suoi suggerimenti e tutto quello che può trasmettermi. Sono sicuro che mi farà migliorare tantissimo come giocatore e, soprattutto, come mentalità.




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