San Siro, inchiesta shock: indagati Antonello (Inter) e Bonomi (Milan)

Turbativa d'asta sulla vendita da 197 milioni: sequestrati i telefoni dei top manager

Redazione
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Terremoto giudiziario su San Siro: la Procura di Milano ha iscritto nove persone nel registro degli indagati con l’ipotesi di turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio. Al centro dell’inchiesta, che stamattina ha portato a perquisizioni a tappeto e al sequestro di smartphone e documenti, c’è la cessione dello stadio Meazza e delle aree limitrofe a Inter e Milan per una cifra di circa 197 milioni di euro. Gli inquirenti sospettano che l’intera procedura pubblica sia stata “pilotata” per favorire gli interessi privati dei club a discapito del patrimonio comunale, ipotizzando accordi informali e scambi di informazioni riservate avvenuti ben prima delle delibere ufficiali.

Tra i nomi eccellenti coinvolti nell’indagine figurano l’ex Ceo dell’Inter Alessandro Antonello, il presidente di Sport Life City (controllata del Milan) Giuseppe Bonomi e l’ex assessore all’urbanistica Tancredi. Sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati milanesi è finita la congruità del prezzo di vendita e la trasparenza della gara: l’obiettivo è accertare se il progetto di riqualificazione dell’area sia stato cucito su misura per le esigenze delle due società, bypassando le tutele pubbliche. I dispositivi elettronici sequestrati ai manager e ai consulenti dei club sono ora al vaglio degli esperti per ricostruire i “dietro le quinte” di un’operazione dal valore simbolico ed economico incalcolabile per la città.

Nonostante il ciclone giudiziario, i lavori legati alla zona di San Siro proseguono, ma l’intero iter di trasformazione urbana resta ora subordinato agli sviluppi dell’inchiesta. Il rischio concreto è che un eventuale accertamento di irregolarità possa congelare il progetto dello stadio proprio mentre la stagione entra nel vivo, con il big match Inter-Roma e il posticipo Napoli-Milan alle porte. Le prossime settimane saranno determinanti per capire se le fondamenta del nuovo impianto resisteranno all’urto della Procura o se l’affare da quasi 200 milioni sia destinato a naufragare in tribunale.

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