Il caso Ardon Jashari deflagra in casa Milan, trasformandosi nel simbolo di un mercato estivo da 39 milioni di euro che, al momento, non restituisce dividendi. I numeri della stagione 2025/2026 del centrocampista svizzero sono impietosi: 12 presenze, appena 4 da titolare, zero gol e un solo assist a referto. Arrivato dal Bruges con l’etichetta di miglior giocatore del campionato belga, il classe 2002 è scivolato rapidamente nelle gerarchie di Massimiliano Allegri, diventando l’ennesimo “oggetto misterioso” transitato da Milanello. Nonostante l’attenuante della frattura del perone rimediata ad agosto in uno scontro con Santi Giménez, il rendimento post-rientro (avvenuto il 4 dicembre) è stato inconsistente, culminando nella scialba prova da titolare all’Olimpico contro la Lazio, match che ha sancito la consegna dello scudetto nelle mani dell’Inter.
Il nodo tattico appare irrisolto e alimenta il dibattito sulla coerenza della costruzione della rosa. Allegri ha inizialmente forzato la mano schierando Jashari come vice-Modric davanti alla difesa, ruolo in cui lo svizzero ha palesato limiti di ritmo e interdizione. Anche nel suo raggio d’azione naturale da mezzala, la bocciatura tecnica è arrivata per bocca di esperti come Massimo Ambrosini: «Non garantisce la copertura di campo che offre Rabiot». Il confronto con l’investimento fatto su Samuele Ricci e la gestione delle rotazioni sollevano interrogativi pesanti sulla strategia di Via Aldo Rossi: spendere 40 milioni per un calciatore che, ad oggi, agisce da semplice alternativa a un titolare inamovibile come il francese appare un lusso ingiustificato a fronte di lacune evidenti in difesa e in attacco.
La tifoseria rossonera, intanto, ha già emesso un verdetto social che evoca spettri del passato, accostando l’acquisto di Jashari al flop di Charles De Ketelaere. Sebbene i sostenitori più analitici invitino alla cautela, citando l’ottima precisione nei passaggi e la giovane età (24 anni a luglio), la sensazione di un acquisto “leggero” per l’intensità della Serie A è dominante. Con un contratto blindato e una valutazione che rischia di crollare, il futuro di Jashari resta un rebus: la dirigenza dovrà decidere se confermare la fiducia per il prossimo ciclo o se la sua avventura milanista è destinata a chiudersi come un costoso errore di valutazione statistica.