Una notizia che tocca il cuore dei tifosi rossoneri. Giacomo “Jack” Bonaventura appende gli scarpini al chiodo e dice addio al calcio giocato. Il calciatore italiano, attualmente inserito nella lista degli svincolati e fermo da tempo senza nessun club, ha preso una decisione forte e chiara. Una scelta che nel mondo del calcio fa sempre male sentire. Ma chissà, ogni fine ha in serbo per sé un nuovo inizio.
Giacomo Bonaventura, il simbolo del Milan negli anni bui
Giacomo Bonaventura. Marchigiano d’origine, il centrocampista ex Milan ha attraversato e fatto parte degli anni più bui della storia recente del Diavolo. Arrivato nella stagione 2014-15 sotto la guida di Filippo Inzaghi, si è subito mostrato come un elemento cardine del gruppo. Ricco di ingegno e con la capacità di trovarsi sempre al posto giusto, il numero 28 – che passò alla maglia numero 5 dopo due anni – trovò inizialmente largo spazio in un Milan privo di stelle. In quel periodo il Milan navigava nella zona medio-alta della classifica e senza grandi campioni. Questo permise ai tifosi di riavvicinarsi alla fede rossonera, più alimentata dalle poche gioie vissute che dai risultati ottenuti sul campo.
Durante la permanenza di Bonaventura, tra cambi dirigenziali iniziati con la fine dell’era Berlusconi e l’intramezzo dell’era di Yonghong Li, Jack di cuori – chiamato così da Carlo Pellegatti – visse gli anni calcistici più ricchi della sua carriera. Rimase a tinte rossonere fino all’inizio del nuovo ciclo Elliott e alla nuova era segnata inizialmente dal periodo pandemicocon Pioli. In quel Milan trovò poco spazio e con margini ridotti per brillare, decise di lasciare San Siro dopo sei anni, al termine della stagione 2019-20.
Un Milan meno bello, ma più passionale
Il suo Milan non era bello da vedere. Da un lato era più passionale, mettiamola così. Quel Milan, per alcuni tifosi, fu un motivo di riavvicinamento alla fede rossonera, persa un po’ nei primi anni dopo il crollo. Vedere la propria squadra gareggiare per i primi posti in campionato e giocare la Champions era diventata ormai un’abitudine quotidiana: casa, lavoro e Milan in tv.
Ma proprio quel crollo, scaturito dalle scarse idee manageriali e dalla poca fluidità nel percorso stagionale, fece spegnere la famosa scintilla. In questi casi però, sono proprio questi i momenti in cui il tifoso apprezza in maniera diversa, quasi genuina, la sua squadra e capisce veramente cosa vuol dire essere tifoso.
Il saluto di Jack e l’eredità in rossonero
Bonaventura, tramite i suoi profili social, ha scritto: “Quando non senti più il fuoco dentro secondo me è arrivato il momento. È inutile che poi uno continui a giocare e trascinarsi, rischi di non divertirti più e secondo me non ha senso. Quando ho iniziato a sentire questo ho preso questa decisione. Sicuramente la squadra in cui ho giocato di più è stata il Milan: ci sono rimasto sei anni e probabilmente è quella con cui ho disputato più partite, quella a cui sono più legato”. Il suo legame col Diavolo è incancellabile.
Per molti lui è stato il punto di riferimento da cui ogni allenatore partiva per ricostruire la squadra. Un giocatore che in campo dava sempre il tutto e per tutto. Battitore di corner e punizioni, presenza costante nell’area avversaria e con un pizzico di cazzimma: caratteristiche che lo rendevano un calciatore non fenomenale, ma estremamente funzionale.
Forse racchiude uno dei pochi momenti positivi di quel Milan sbandato. Oggi lo si vuole ricordare proprio così: come quel calciatore che tutti gli allenatori vorrebbero nella propria squadra. Capace di mettersi alla prova e dare sé stesso in campo. Un leader silenzioso che ha avuto anche la fortuna di indossare la fascia da capitano rossonera. Numeri che raccontano il suo passaggio in rossonero: 184 presenze, 35 gol e una Supercoppa Italiana conquistata nel 2016.