Il Milan ha chiuso la sessione invernale di mercato senza innesti significativi, nonostante l’esigenza dichiarata di rinforzare almeno due reparti, lasciando Massimiliano Allegri a gestire la seconda parte di stagione con una rosa sostanzialmente invariata. È successo a gennaio, a Milano, e l’effetto immediato è una sensazione diffusa di occasione sprecata, in un momento in cui la squadra avrebbe potuto alzare il proprio livello competitivo.
Il piano ideale dello staff tecnico prevedeva un difensore centrale e un rinforzo sulla corsia destra, un’alternativa credibile a Saelemaekers. Nulla di tutto questo è arrivato. La conseguenza è una coperta corta dietro, con quattro uomini per tre posti, e la necessità di gestire ogni minimo acciacco come un’emergenza.
Un mercato prudente che non accende la stagione
L’operazione Fullkrug rappresenta un’aggiunta utile, ma non risolutiva. È un profilo affidabile, funzionale, capace di dare minuti e presenza, ma non il giocatore in grado di cambiare il volto dell’annata. In una fase in cui il Milan aveva margini per migliorarsi, la scelta è stata quella della prudenza estrema.
Il mese di gennaio si è trascinato senza strappi, fino a una possibile fiammata nelle ultime ore. L’ipotesi Mateta avrebbe potuto riaccendere il mercato rossonero, ma si è spenta sul tavolo delle valutazioni mediche.
Il caso Mateta e il tempo che non c’era
Le verifiche cliniche sono state corrette e doverose. Spendere circa 30 milioni per un giocatore non integro sarebbe stato un errore grave. Se il problema al ginocchio fosse confermato, l’operazione sarebbe stata controproducente. Il nodo, però, non è la prudenza finale, ma la gestione dei tempi.
Già da dicembre, in Inghilterra, circolavano voci insistenti su un possibile intervento e su condizioni fisiche non ideali. Muoversi prima avrebbe consentito al Milan di avere certezze con anticipo e, soprattutto, di attivare piste alternative. Arrivare all’ultimo secondo ha invece tolto qualsiasi margine di manovra, trasformando la cautela in immobilismo.
Maignan, l’unico vero segnale forte
Se il mercato in entrata non ha acceso entusiasmi, il vero colpo di gennaio è stato il rinnovo di Mike Maignan. Un’operazione tutt’altro che scontata, costruita con pazienza e determinazione, che ha portato a un accordo da 5 milioni più bonus.
La firma del portiere francese rappresenta un investimento strategico, destinato a produrre effetti non solo nell’immediato, ma anche nei prossimi mesi e nelle stagioni a venire. In un gennaio povero di novità, è l’unico segnale realmente positivo.
Una rosa che resta fragile
Al netto del rinnovo di Maignan, la fotografia del Milan è molto simile a quella di settembre. L’aggiunta di Fullkrug non basta a compensare una fragilità cronica davanti. Leao e Pulisic continuano a convivere con problemi fisici: l’americano è costretto a saltare la trasferta di Bologna, mentre Rafa trascina da mesi una pubalgia che ne limita continuità e brillantezza.
Il finale di stagione si apre così sotto il segno dell’incertezza. La responsabilità ora passa tutta ad Allegri, chiamato a tenere il Milan ad alti livelli senza gli strumenti ideali. Servirà gestione, equilibrio e una dose di resilienza non banale. Perché il mercato non ha aiutato, e il campo non farà sconti.