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Pagelle Milan-Genoa: Leali gigante, Gabbia e Fofana tradiscono il Milan

Il portiere rossoblù è l’uomo della serata, Colombo segna da ex, Leao salva nel recupero: rossoneri tra rimpianti e nervi scoperti

7 min di lettura

San Siro ha raccontato due partite nella stessa notte: quella del campo e quella, più sottile, dei giudizi. Perché un 1-1 così, con un gol annullato, un pareggio nel recupero e un rigore sparato in orbita al 99’, non lo spieghi solo con il tabellino. Lo leggi dai volti, dai dettagli, dai “perché” che restano appesi nello spogliatoio. E allora, più che distribuire voti a casaccio, conviene prendere la gara per quello che è stata: una prova di nervi, un test di personalità, una fotografia impietosa delle fragilità e delle risorse del Milan.

Il punto, alla fine, sta tutto lì: i rossoneri hanno prodotto, spinto, assediato. Ma per lunghi tratti hanno anche dato l’idea di una squadra che, quando non trova subito la via, si innervosisce e si complica la vita da sola. Il Genoa, invece, ha scelto una partita di attesa e zanne pronte: colpire quando si apre lo spiraglio, poi resistere con ordine e con un portiere che ha fatto il resto.

I protagonisti veri: chi ha inciso e chi ha lasciato il segno al contrario

Non serve girarci intorno: se il Genoa esce con un risultato utile, il primo nome da scrivere è Leali. Non è una prestazione “buona”, è una prestazione che cambia l’inerzia. Parate da istinto, da posizione, da lettura. Di quelle che ti fanno capire perché una squadra, anche quando soffre, resta dentro la partita. È lui che trasforma l’assedio del Milan in frustrazione, minuto dopo minuto.

Nel Milan, invece, la partita è stata uno specchio crudele per chi doveva garantire equilibrio e precisione. Fofana porta addosso l’episodio che pesa più di tutti: quell’errore a porta spalancata non è solo un’occasione buttata, è un macigno emotivo che sporca la serata e condiziona la scelta di Allegri di cambiare subito volto alla mediana. E quando una squadra fatica a sfondare, gli episodi diventano giudici severi.

Il peso specifico di Leao e Pulisic

Leao e Pulisic, messi insieme dall’inizio, hanno dato al Milan l’unica cosa che serviva davvero: imprevedibilità. Non in modo continuo, non con quella cattiveria che San Siro pretende, ma abbastanza da costringere il Genoa a vivere basso e stretto. Leao, per lunghi tratti, è rimasto intrappolato nei raddoppi e nella mancanza di un riferimento centrale. Poi però, quando il tempo finisce, trova il gol nel modo meno “leaoiano” possibile: di testa, in mezzo all’area. È il suo timbro, ed è l’unico gesto che sposta il giudizio dal grigio al quasi-salvataggio.

Pulisic è stato nel vivo, si è mosso, ha cercato la giocata. Gli annullano un gol e lì la partita cambia temperatura. Si può discutere il dettaglio, ma il punto è che il Milan perde un attimo di certezza e ricomincia da capo.

Difesa Milan: rientri, errori e una serata storta

In una partita così, il reparto arretrato finisce sotto i riflettori per un solo fotogramma: il gol subito. E lì il Milan paga caro. Gabbia rientra e appare fuori sincronia, come se la partita fosse andata più veloce delle sue gambe e della sua testa. È l’uomo che esce peggio dalla serata, perché l’errore sul vantaggio Genoa è netto e perché, da quel momento, ogni indecisione pesa doppio.

Pavlovic, al contrario, dà segnali migliori: aggressivo, presente, anche propositivo quando c’è da uscire palla al piede. Tomori fa una gara di ordinaria amministrazione, senza sbavature clamorose, e in serate così è già qualcosa.

Allegri e la partita che si sporca: gestione o limite?

Qui la risposta facile sarebbe: “colpa dell’allenatore”. Ma sarebbe comodo. Il Milan ha spinto e ha creato, ma ha mostrato ancora una volta una difficoltà strutturale: quando trova un avversario chiuso, ha bisogno di talento tra le linee, di uno che accenda la luce quando la manovra diventa prevedibile. Allegri prova a cambiare con la panchina, inserisce peso e presenza, cerca l’onda lunga. Funziona a metà: arriva il pari, sì, ma arriva tardi e arriva soprattutto dopo una partita in cui il Milan avrebbe dovuto evitare di finire a giocarsela sugli episodi.

Il Genoa esce con la sensazione opposta: ha sofferto, ha rischiato, ma ha avuto una traiettoria chiara. E un portiere che, in una notte così, vale mezza classifica.

Le pagelle di redazione

Non un elenco da “compitino”, ma giudizi da partita vera, con i fatti davanti.

Milan

Maignan 6: sul gol può poco, per il resto vive una serata di attenzione più che di interventi.
Tomori 6: pulito, ordinato, tiene la linea senza fare danni.
Gabbia 4,5: rientro da incubo, l’errore sul gol pesa e non trova mai ritmo.
Pavlovic 6,5: il più solido dietro, presenza e aggressività costante.
Saelemaekers 6: corsa e sacrificio, meno qualità negli ultimi metri.
Fofana 4,5: l’episodio lo condanna, e la prestazione si spegne con lui.
Loftus-Cheek 6,5: entra e cambia intensità, porta fisicità e spinta.
Modric 6: ordine e gestione, ma l’ultima giocata non arriva.
Rabiot 5,5: alterna buone cose e pause, manca incisività.
Bartesaghi 5: serata complicata, fatica dietro e non sfonda davanti.
Leao 6,5: a lungo prigioniero della partita, poi si prende il gol che salva il Milan.
Pulisic 6: vivace, coinvolto, penalizzato dall’annullamento.
Allegri 5,5: prova a cambiare la gara, la raddrizza tardi. Il limite resta nella mancanza di fantasia quando la partita si chiude.

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