Un Milan ancora incompleto, a poche settimane dal via del campionato, e un vertice di mercato fissato per questa settimana a Milanello per decidere come intervenire. È questo il nodo principale attorno a cui ruota il presente rossonero, secondo l'analisi di Antonio Vitiello: la squadra, così com'è oggi, non appare attrezzata per competere ai piani alti, e la dirigenza dovrà scegliere se investire ancora o rassegnarsi a un'altra stagione complicata.
Il nodo Leao e le cessioni in coda
Il mercato in uscita resta il vero rebus. Il caso più emblematico riguarda Rafael Leao: cedibile, sì, ma solo a fronte di un'offerta da 50-60 milioni di euro, cifra che al momento nessun club sembra disposto a mettere sul piatto. Da qui lo stallo attorno al portoghese, che rischia di trascinarsi fino agli ultimi giorni di sessione.
Sul fronte delle partenze, invece, qualcosa si muove già. Zakaria Athekame è stato il primo a salutare, ceduto in prestito secco al Lione dopo una sola stagione in rossonero, con l'obiettivo di tornare tra un anno con più minutaggio alle spalle. Altri dossier sono aperti: Cissè può finire al Torino, Odogu partirà anch'esso in prestito, mentre restano da monitorare le posizioni di Fofana e Tomori, entrambi possibili partenti. C'è poi Santiago Gimenez, seguito fin dall'inizio della sessione dal Porto.
La strategia dietro le cessioni
La logica del club è chiara: liberarsi dei giocatori non funzionali al progetto tecnico di Amorim, provando dove possibile a monetizzare, e reinvestire quanto raccolto per alzare il livello della rosa. Restano venti giorni, si legge nell'analisi, che potrebbero riservare sorprese: a fine agosto, si sa, gli schemi tendono a saltare.
Il caso Maignan e Rabiot: il rientro che ha fatto discutere
Ma la questione che più ha agitato l'ambiente milanista in questi giorni non riguarda il mercato, riguarda due nomi già in rosa. Mike Maignan e Adrien Rabiot hanno scelto di prolungare le vacanze di altri quattro giorni, con il rientro a Milano fissato per il 16 agosto, ad appena una settimana dall'esordio in campionato. Il club ha concesso il permesso, ma il gesto non è passato inosservato: Maignan è il capitano, Rabiot uno dei giocatori più importanti della rosa, e un rientro anticipato - per lavorare subito con il gruppo e avere un primo contatto diretto con il nuovo allenatore - sarebbe stato, secondo l'editoriale, il segnale più opportuno da dare a squadra e giovani.
A pesare è soprattutto il confronto con altri connazionali. Gli altri francesi della rosa, e non solo, sono rientrati regolarmente il 9 agosto: è il caso di Thuram all'Inter, così come di Lautaro Martinez, capitano nerazzurro reduce dalla finale mondiale. Pochi giorni di differenza, si sottolinea nell'analisi, non cambiano la preparazione atletica. Cambia però l'immagine, e cambia il messaggio, soprattutto per chi porta la fascia: un capitano - viene ricordato citando gli esempi di Franco Baresi e Paolo Maldini - dovrebbe essere il primo ad arrivare e l'ultimo ad andare via da Milanello.
L'assenza al funerale di Baresi
Il malcontento attorno a Maignan si somma a un altro episodio recente: l'assenza del portiere ai funerali di Franco Baresi, mentre il resto della squadra era impegnato nella tournée a Perth. Il francese, in vacanza in una meta lontana e di difficile collegamento, ha scelto di non interrompere le ferie per un viaggio complicato da organizzare in tempo. Due episodi ravvicinati che, sommati, hanno lasciato l'amaro in bocca alla piazza rossonera.
Il test contro il Manchester United
Sabato prossimo, contro il Manchester United, il Milan proverà a mettere ordine in campo dopo una tournée che ha lasciato più dubbi che certezze. Sarà la prova generale della formazione che una settimana più tardi affronterà il Torino nella prima di campionato: gli undici titolari, secondo l'analisi, dovrebbero essere già quelli, senza più spazio per esperimenti. Solo lì si capirà davvero a che punto è il lavoro di Amorim, dopo settimane di rotazioni che finora hanno restituito soprattutto confusione.


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