Il 2-0 subito contro il Benfica non è soltanto una falsa partenza europea. Per il Milan rappresenta soprattutto la conferma di alcuni problemi che nelle prime settimane della stagione erano già comparsi a intermittenza e che, contro un avversario capace di sfruttare gli spazi, sono diventati impossibili da nascondere. La squadra di Ruben Amorim vuole giocare un calcio aggressivo, occupare la metà campo avversaria e recuperare rapidamente il pallone, ma quando il meccanismo offensivo non produce occasioni sufficienti il rischio è quello di lasciare alle proprie spalle enormi possibilità di ripartenza.
La questione, quindi, non riguarda soltanto i due gol concessi. Il vero campanello d’allarme è l’equilibrio complessivo: il Milan accetta di esporsi perché vorrebbe costruire molto davanti, ma al momento il rapporto tra rischi presi e pericolosità prodotta non sta pagando. Contro il Benfica è mancata soprattutto quella capacità di trasformare possesso, pressione e intensità in occasioni realmente difficili da difendere.
Il Milan attacca, ma crea troppo poco
L’identità che Amorim sta cercando di trasferire alla squadra è evidente. Il Milan vuole giocare in avanti, pressare e portare molti uomini oltre la linea del pallone. Per sostenere una proposta così ambiziosa, però, serve continuità nella produzione offensiva: quando il pallone viene perso senza aver costretto gli avversari a difendersi bassi, la squadra rimane inevitabilmente vulnerabile.
In questo primo scorcio di stagione i rossoneri hanno mostrato soltanto a tratti la capacità di dominare realmente le partite. Alcuni segnali erano arrivati contro Torino e Venezia, ma contro il Benfica il sistema ha prodotto poco nella zona decisiva del campo. Il Milan si è preso i rischi tipici di una squadra offensiva senza ottenere, dall’altra parte del campo, un vantaggio proporzionato.
È probabilmente questo il problema più delicato per Amorim. Una squadra costruita per aggredire può anche concedere qualcosa, ma deve obbligare costantemente l’avversario a preoccuparsi della propria fase offensiva. Quando questo non accade, ogni pallone perso può trasformarsi in una situazione pericolosa.
Troppo spazio tra centrocampo e difesa
Se davanti il Milan fatica a incidere, dietro gli errori stanno diventando sempre più evidenti. Il Benfica ha trovato campo con eccessiva facilità, sfruttando soprattutto gli spazi che si aprivano lateralmente e tra le linee. Non è stato necessario costruire azioni particolarmente elaborate: in diverse circostanze è bastato superare il primo tentativo di pressione per trovare metri disponibili.
Il primo gol fotografa perfettamente il problema. Kaminski ha trovato spazio sulla sinistra, inserendosi tra Chukwueze e Terracciano, prima di convergere verso il centro e servire Lukebakio. Anche nella seconda parte dell’azione la risposta rossonera è stata insufficiente: Bartesaghi non è riuscito a chiudere rapidamente e Jashari non ha accorciato in tempo, permettendo all'attaccante del Benfica di trovare la conclusione.
Più che un singolo errore tecnico, è stata una sequenza di mancate letture. Quando diversi giocatori arrivano in ritardo nella stessa azione, il problema smette di essere individuale e diventa collettivo.
Sul secondo gol una difesa troppo passiva
La rete che ha chiuso definitivamente la partita ha evidenziato un'altra difficoltà. Il Benfica ha potuto costruire l'azione con una tranquillità sorprendente, nonostante il Milan fosse schierato e avesse ancora la possibilità di riaprire la gara.
El Karouani ha avuto il tempo necessario per vedere il movimento di Kaminski e servirlo rasoterra, mentre la linea difensiva rossonera è rimasta praticamente ferma. Gila e De Winter non sono riusciti ad accompagnare il movimento degli avversari e il risultato è stato un pallone semplice da trasformare nel definitivo 0-2.
Anche in questo caso non basta indicare un responsabile. La sensazione è che la fase difensiva debba ancora trovare sincronismi, distanze e tempi di uscita. Se il Milan vuole difendere in avanti, ogni giocatore deve sapere esattamente quando aggredire e quando invece proteggere lo spazio alle proprie spalle.
Sei gol incassati nelle prime cinque partite
I numeri iniziano a fotografare una tendenza. Il Milan ha subito sei reti nelle prime cinque gare stagionali ed è riuscito a mantenere la porta inviolata soltanto contro il Venezia. Per una squadra che interpreta le partite con una filosofia molto offensiva non sarebbe necessariamente un dato allarmante, se accompagnato da una produzione offensiva altrettanto importante.
È proprio qui che nasce il cortocircuito. Amorim può accettare una squadra che concede qualcosa pur di creare molto, ma diventa più difficile sostenere questo equilibrio quando i gol segnati e le occasioni costruite non compensano ciò che viene lasciato agli avversari.
La sconfitta contro il Benfica, quindi, lascia soprattutto una domanda al tecnico portoghese: quanto può essere aggressivo questo Milan senza perdere equilibrio? La risposta dovrà arrivare rapidamente, perché il sistema di gioco rossonero può funzionare soltanto se pressione, attacco e coperture difensive avanzano alla stessa velocità. Al momento, invece, sembrano ancora tre ingranaggi che girano con tempi differenti.



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