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Rafa Leao
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Leao e il Milan: il peso del numero 9 e l'ombra di Verona

Leao tra i fischi di San Siro e il ritorno al 3-5-2: la metamorfosi imposta da Allegri scuote le certezze del Milan in vista di Verona.

Il calcio, nella sua forma più spietata, non concede sconti alla bellezza quando questa smette di essere funzionale. Nel silenzio teso di San Siro, rotto solo dal sibilo tagliente dei fischi, Rafael Leao è apparso come un gigante dai piedi d'argilla, smarrito in una terra di nessuno che non gli appartiene. La scelta di Allegri di elevarlo a riferimento centrale, a quel numero 9 che richiede il sudore del sacrificio e la ferocia del corpo a corpo, si è rivelata una gabbia dorata. Non è stata solo una decisione tattica, ma un azzardo filosofico che ha finito per consumare il talento più cristallino del Milan sull’altare di una prudenza che non paga dividendi. Mentre il tecnico cercava l'equilibrio tra l'ascesa di Nkunku e la solidità di Saelemaekers, il portoghese vagava nell'area di rigore dell'Udinese come un esule in cerca di una patria perduta, lontano da quella fascia sinistra dove il suo scatto era un tempo il battito cardiaco del popolo rossonero.

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