Vince, ma non si fida fino in fondo. Ruben Amorim, allenatore del Milan, ha commentato in conferenza stampa il successo per 2-0 sul Venezia, seconda giornata di Serie A, mettendo subito il dito su un problema che considera serio: il modo in cui la squadra si difende. «Concedere tutte queste occasioni significa che prima o poi un gol lo subiremo, e a quel punto diventerà difficile ribaltare la situazione», ha detto, senza troppi giri di parole.
Il problema della fase difensiva
Amorim non ha usato mezzi termini nel descrivere le difficoltà della squadra senza palla. «È il nostro modo attuale di difendere: lasciamo tantissimo spazio ed è dura per i miei giocatori», ha spiegato. Il tecnico ha poi entrato nel dettaglio tecnico, parlando di una metà campo lasciata «totalmente libera e spesso in situazioni di uno contro uno». Il nodo, secondo l'allenatore, riguarda anche la fase di transizione: «Quando siamo in possesso dobbiamo già essere pronti all'eventualità di perderlo».
Non ha nascosto le difficoltà legate al momento della partita, giocata contro un avversario che ruota molto gli uomini: «Sapevamo già che questa partita sarebbe stata dura a San Siro, contro una squadra che vuole il pallone e con uno stadio che spinge a pressare fortissimo». Il bilancio, comunque, resta più positivo che negativo: «Stiamo facendo molte cose buone, ma c'è ancora tanto da migliorare per diventare una squadra davvero fortissima».
Il rito dei cinque minuti negli spogliatoi
C'è un dettaglio personale che Amorim ha voluto raccontare, quasi a spiegare il proprio metodo. Dopo ogni partita - vinta o persa - si dirige subito negli spogliatoi, da solo. «Ho bisogno di calmarmi, sapendo di essere il volto della squadra. Ci metto sempre la faccia, qualunque sia il risultato», ha detto, definendosi «un ragazzo molto passionale», proprio come gli italiani.
In quei cinque minuti, ha raccontato, il primo pensiero è sempre lo stesso: quanto lavoro resti ancora da fare. «A fine gara la sensazione era che siamo ancora lontani dal livello necessario per essere una squadra davvero fortissima». Ma non è mancato l'orgoglio per il gruppo: «Ero davvero orgoglioso dei ragazzi, perché stanno dimostrando coraggio e lavorano duramente».
Un'altra partita, un'altra squadra da leggere
Amorim ha voluto anche mettere in prospettiva la crescita della squadra, paragonando la gara col Venezia a quella precedente contro il Torino. «Sono state due partite completamente diverse», ha spiegato. Contro i granata il copione era più prevedibile - «sistema contro sistema» - mentre col Venezia la maggiore rotazione degli avversari ha imposto continui adattamenti, «accettando di lasciarli nell'uno contro uno, a volte persino con 30 metri di campo alle spalle».
Per il tecnico, ogni difficoltà affrontata resta comunque un progresso: «In questo momento tutto ciò che succede è un passo in avanti, mai all'indietro, perché anche le difficoltà ci aiutano a capire su cosa dobbiamo lavorare».
Pulisic aspetta il suo momento
Sulla gestione di Christian Pulisic, reduce da un infortunio, Amorim ha spiegato la scelta di dosarne il minutaggio. «Ha un grande talento e l'ho detto anche in conferenza stampa», ha premesso, per poi chiarire le priorità del momento: «Devo semplicemente gestire i carichi di lavoro dei miei giocatori e capisco che in questo momento abbiamo bisogno di vincere e di mettere più ritmo in ogni partita».
L'americano ha alle spalle solo una settimana di allenamento dopo lo stop, e questo complica l'inserimento immediato: «A volte è complicato gestire sia il singolo che la partita, perché la priorità resta sempre la squadra».
L'elogio a Gonçalo Ramos
Il passaggio più caloroso della conferenza è arrivato parlando di Gonçalo Ramos, autore di una prestazione che Amorim ha voluto sottolineare in modo particolare. «È qui che si vedono i grandi giocatori e cito lui perché ha vinto tutto al PSG», ha detto il tecnico, ricordando le due occasioni sbagliate dall'attaccante portoghese prima del gol decisivo: «Alla terza è rimasto calmo: non stava a pensare agli errori precedenti».
Una qualità che, secondo Amorim, si costruisce solo con l'esperienza: «Non ho detto nulla a Ramos: ha fatto un lavoro straordinario ed ero già sicuro che alla chance successiva avrebbe segnato. Ha giocato una grande partita».





2–0


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