Amorim è «infiammabile e poco malleabile»: il Milan ha scelto un allenatore che non si piega, e lo sa

Dal Casa Pia senza patentino allo Sporting Lisbona campione, fino all'avventura turbolenta a Old Trafford. Chi è davvero Rúben Amorim, cosa chiede ai suoi giocatori e perché il paragone con Mourinho regge solo fino a un certo punto.

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Quando Rúben Amorim è stato esonerato dal Manchester United all’inizio del 2026, le sue ultime parole da manager erano state tutt’altro che diplomatiche: “Io sono venuto qui per fare il manager del Manchester United, non semplicemente l’allenatore. Voglio che questo punto sia chiaro, e che si sapcia che sarà così per i prossimi diciotto mesi o fino a quando la dirigenza non deciderà di cambiare.” Assist perfetto per una proprietà alla quale già prudevano le mani. Qualche settimana prima aveva attaccato senza riserve i propri giocatori: “Siamo forse la peggiore squadra della storia del Manchester United, è imbarazzante allenare questi giocatori.” Il Milan ha scelto un allenatore che non misura le parole. E lo sa.

Non è Mourinho, anche se lo conoscono entrambi bene

Il paragone con José Mourinho è stato proposto con una certa approssimazione fin dai tempi dello Sporting Lisbona. I punti di contatto esistono – la nazionalità, il carisma, la capacità di convincere i giocatori a dare il massimo – ma finiscono lì. Amorim ha fatto parte dello staff di Mou a Manchester nel 2018, i rapporti tra i due sono sempre stati buoni, eppure le idee tattiche e l’approccio alle partite sono completamente diversi. Se proprio si vuole trovare un riferimento per il suo calcio, la fonte di ispirazione più precisa sembra essere Gasperini, non lo Special One.

Jose Mourinho, tecnico del Fenerbahce
Jose Mourinho, tecnico del Fenerbahce

La carriera da giocatore e il debutto abusivo in panchina

Da giocatore Amorim – nato a Lisbona il 27 gennaio 1985 – era un buon playmaker, senza mai eccellere. Una carriera quasi interamente trascorsa nel Benfica, con quattro titoli portoghesi conquistati, qualche passaggio al Belenenses e al Braga, 14 presenze con la nazionale portoghese e una manciata di partite retribuite con i qatarioti dell’Al-Wakrah prima del ritiro a 32 anni nel 2017. Prima di scegliere definitivamente il calcio, da ragazzo aveva praticato anche l’hockey su ghiaccio.

La prima esperienza in panchina è stata, a dir poco, rocambolesca. Nel 2018 gli viene affidata la guida del Casa Pia in Terza Divisione, senza patentino. Ci hanno messo un po’ per accorgersene, ma alla fine lo hanno colto in flagrante mentre dava indicazioni che non poteva dare: squalifica per lui, penalizzazione di 6 punti per la squadra e dimissioni. La strada però era già tracciata. Nella stagione successiva riparte dal Braga B, sempre in Terza Divisione, prima della promozione alla guida della prima squadra in sostituzione di Sà Pinto.

amorim

Lo Sporting e la consacrazione

La stagione 2019-20 è quella in cui il Portogallo capisce di avere un nuovo allenatore su cui puntare. Lo Sporting Lisbona – nemico storico del “suo” Benfica – lo ingaggia versando al Braga un indennizzo di 10 milioni di euro. Scelta azzeccatissima. Il suo gioco concreto e redditizio permette ai biancoverdi di interrompere la diarchia Porto-Benfica che durava da quasi vent’anni, vincendo il campionato nel 2020-21 e poi di nuovo alla fine della stagione 2023-24 con un margine di 10 punti sui rivali cittadini. Lo Sporting non vinceva due titoli in così poco tempo da 22 anni. Il Manchester United, a quel punto, ha pensato di avere trovato l’uomo giusto. Non è andata esattamente così.

Il sistema di gioco e la sfida Milan

Il calcio di Amorim non è spettacolare, ma è estremamente redditizio. Lo schema ideale è il 3-4-1-2, convertibile in 3-4-2-1 o 3-4-3: controllo del possesso, costruzione dal basso con pazienza, attacco con velocità sugli esterni e pressing alto per riconquistare il pallone rapidamente. Amorim chiede difensori centrali con buone doti di palleggio, centrocampisti capaci di contribuire in entrambe le fasi e attaccanti in grado di ricoprire diverse posizioni nel fronte offensivo. Questa è la teoria. La pratica, al Milan, dovrà fare i conti con le idee di Ibrahimovic e con i conti di Cardinale. Per un allenatore che si definisce manager prima ancora che tecnico, potrebbe essere il vero banco di prova.

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