Il ko esterno contro il Sassuolo riaccende i riflettori sulle difficoltà del Milan e rimette in discussione la corsa alla Champions League, che fino a poche settimane fa sembrava in cassaforte. Un risultato che riapre interrogativi su un percorso che affonda le sue radici negli ultimi anni, in particolare dopo l’addio di figure dirigenziali come Paolo Maldini e Frederic Massara. Da allora, il Milan ha progressivamente modificato la propria identità sportiva, passando da un modello legato alla crescita tecnica e all’ambizione sportiva a una gestione sempre più orientata alla sostenibilità economica e alla valorizzazione patrimoniale.
Dall’ambizione europea all’addio di Maldini
Con la presenza in dirigenza di Maldini e Massara, l’ambiente rossonera aveva ritrovato entusiasmo e la sensazione di poter tornare stabilmente competitivo. Dopo uno Scudetto memorabile nel 2022 e una semifinale di Champions League l’anno successivo, la strada sembrava tracciata: una squadra in crescita, sostenuta da una progettualità chiara e da un’organizzazione interna ben definita. L’obiettivo era quello di un Milan sostenibile, ma allo stesso tempo ambizioso, capace di tornare ai vertici del calcio europeo. Successivamente, però, la linea societaria ha preso una direzione diversa, portando a una brusca separazione con Maldini e a un cambio di visione sul progetto tecnico e gestionale.
Gli anni di Redbird tra instabilità e cambiamenti
Dall’addio di Paolo Maldini, il Milan ha vissuto una fase di crescente instabilità, accompagnata anche da momenti di proteste da parte della tifoseria, con cori contro la società e contestazioni nei pressi di Casa Milan. Sul piano sportivo, gli ultimi anni sono stati caratterizzati da numerose rivoluzioni, tra cambi in panchina e profondi interventi sulla rosa, senza però riuscire a garantire continuità e una chiara identità tecnica. Un percorso altalenante che ha visto comunque anche il raggiungimento di un trofeo come la Supercoppa. L’assetto societario appare orientato principalmente alla sostenibilità economica, con l’obiettivo prioritario della qualificazione alla Champions League, fondamentale per i ricavi del club, con una conseguente minore enfasi sulla costruzione di un progetto che possa ambire ai massimi livelli. Inoltre, sul piano gestionale emergerebbero difficoltà di coordinamento, con visioni divergenti tra le varie aree dirigenziali.
Dall’altra parte del Naviglio
Secondo il giornalista di Sky Sport Peppe Di Stefano, il modello di riferimento da seguire per tornare a essere realmente competitivi è quello dell’Inter: “L’inter ha fatto una cosa importante in questi anni: non cede mai alla tentazione degli altri club per i propri campioni. Questo crea struttura, mentalità e fidelizzazione. Oggi la gente dell’Inter si fida della dirigenza”. I cugini hanno saputo costruire un progetto basato su continuità e interventi mirati senza stravolgimenti: esattamente ciò che nei piani alti di Casa Milan manca ormai da anni.