Panchina Milan, tante idee e ben confuse

Al 5 giugno non c'è ancora chiarezza sul nuovo allenatore: Glasner sembra in pole position, ma Pochettino potrebbe superarlo a breve. Il solito dubbio: chi decide?

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Di questo perenne stato di confusione attorno al Milan, una cosa è certa: chi lo osserva con occhi disinteressati dal tifo potrebbe persino trovarlo divertente. In fin dei conti, quale altra società, alla data del 5 giugno, si trova con le cariche operative ancora vacanti, dando peraltro la sensazione di procedere a tentoni, vagliando profili tutti diversi tra loro? In Serie A nessuna, e questo è un fatto.

La fuga di notizie degli ultimi giorni ricalca un modus operandi che, da quando RedBird ha preso il comando delle operazioni, più volte abbiamo visto: dichiarazioni altisonanti, proclami smentiti dai fatti e la tendenza a creare fazioni per ogni scelta. Al limite possiamo dire che la situazione si è fatta più incandescente da marzo, ovvero da quando il senior advisor Ibrahimovic avrebbe telefonato ad alcuni calciatori della rosa per informarli dello scarso gradimento di Allegri nei loro confronti. Il gesto ha minato la serenità del gruppo ed è facile pensare che il crollo di fine stagione sia stato una diretta conseguenza.

Tanti proclami smentiti dai fatti

Qualche settimana più tardi, il 15 maggio, ci ha provato Cardinale a fare chiarezza dalle pagine de La Gazzetta dello Sport, ribadendo la sua ossessione per la vittoria, purché raggiunta in modo intelligente (testualmente: “Potremmo spendere una fortuna per giocatori affermati puntando a vincere subito, ma poi?”) e confermando la fiducia a Massimiliano Allegri, con il quale avrebbe addirittura avuto proficui confronti per programmare il futuro. Proclami, appunto.

Un allenatore alla Fábregas?

All’indomani della sconfitta contro il Cagliari la proprietà ha fatto sapere di cercare un allenatore “alla Fábregas”, in grado di proporre un gioco più moderno. Lecito, poi però sono usciti i nomi e ci si è accorti di come siano tutti profili ben distanti dall’idea di calcio dell’allenatore comasco. Gli unici quantomeno credibili sarebbero stati Iraola e Xavi, ma hanno rifiutato il benché minimo approccio da parte di questo Milan. Si arriva quindi all’attualità, dove la scelta pare concentrarsi su tecnici con maggiori incognite.

Colloqui con Glasner

Oliver Glasner, ad esempio, sembra il nome più caldo nelle ultime ore: reduce da due vittorie continentali, la Europa League con l’Eintracht Francoforte e la Conference alla guida del Cristal Palace, ha il pregio di sapersi adattare ai giocatori a disposizione ma va in difficoltà contro squadre che difendono basse. È l’esatto opposto di Fábregas e viene da chiedersi come potrebbe reagire ad una Serie A in cui l’organizzazione tattica in fase difensiva la fa da padrone. Oltretutto, Glasner ha fatto tanto bene in coppa quanto ha faticato in campionato, venendo da un dodicesimo e un quindicesimo posto.

Rangnick, l’alternativa

Glasner, così come Jaissle, risponde alla scuola tattica di Ralf Rangnick, 67enne tecnico già vicinissimo al Milan nel lontano 2020. Rangnick è il precursore del cosiddetto Gegenpressing, un concetto di aggressione difensiva che si basa sul recupero della palla nei primi secondi in cui la ha l’avversario, portata avanti in maniera organizzata da più giocatori. Una volta riconquistata, l’obiettivo è verticalizzare subito così da sfruttare il momento in cui l’avversario è più vulnerabile. Può essere un’idea accattivante, ma occorre tempo per metterla in pratica e giocatori molto disciplinati tatticamente. È forse per questo che Rangnick ha chiesto carta bianca: vuole decidere lui, perché sa di dover stravolgere la rosa.

Ma potrebbe spuntarla Pochettino

Infine, Mauricio Pochettino. Radio mercato fa sapere che sarebbe la prima scelta di Ibrahimovic, vuoi per l’esperienza internazionale del tecnico argentino, vuoi perché sarebbe un profilo meno ingombrante dei precedenti. Pochettino viene da parentesi poco felici al PSG e al Chelsea: è ancora capace di ricostruire squadre in difficoltà, ma necessiterebbe di almeno quattro innesti tra difesa e centrocampo perché il suo gioco prevede spinta sulle fasce e qualità in mezzo. La domanda è: lo si sceglie perché fa comodo o perché si è pronti ad assecondarlo sul mercato?

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