Il centrocampo del Milan quest'anno è ai ferri corti, annoverando due contendenti per gli altrettanti posti da centrale: Modric, Rabiot, Jashari e Musa, con il giovane Christian Comotto che per adesso risulta ancora un'incognita dalle tiepide prospettive. Lapalissiano ripetere il docet di Amorim; pressing, riaggressione alta, e sopratutto, come si suol dire, "fare legna a centrocampo". Ci si ritrova in una situazione in cui le scelte dei giocatori che sono adatti a questo stile di gioco, considerando l'arco temporale di tutta la stagione, potrebbero essere quasi obbligate.
Il contrasto su Modric: è il più forte, ma non nel sistema di Amorim
Diamo per assunto e condiviso che Luka sia un campione assoluto, con attributi tecnici e d'intelligenza che nessuno nella rosa del Milan equipara.
Ma la caratura di un campione quanto può essere assoluta? Le prime quattro uscite dei rossoneri ci hanno evidenziato -con tratto molto fluorescente- che il croato non solo non può essere sciolto da vincoli all'interno di un sistema che non è il più adatto per lui, ma anche che può essere controproducente in relazione ai principi di Amorim che richiedono una grande componente atletica.
Il tecnico portoghese ha comunque scelto di tentare il compromesso nelle prime di campionato schierandolo da titolare, ma non ha funzionato. Luka non ha praticamente mai giocato in un centrocampo a due in carriera e cominciare ad interpretare un ruolo così dispendioso dal punto di vista fisico ed atletico alla sua età non è cosa così facilmente praticabile; a maggior ragione nella fattispecie dell'allenatore ex Sporting. Sicuramente vero che l'ex Real è il migliore nel gestire il fraseggio e consolidare il possesso, ma vista l'età non garantisce le diverse coperture e l'alto numero di recuperi e di accorciamenti in avanti che sono necessari in questo Milan. Queste prime partite ci insegnano che un compromesso d'equilibrio con Modric titolare probabilmente non è possibile: per quanto dispiaccia, almeno nella formazione titolare, Amorim deve desistere dallo schierare un "nome" e piuttosto scegliere chi è più adatto per questo nuovo sistema dinamico.
Jashari potrebbe essere la soluzione obbligata del centrocampo rossonero
Veniamo alla formazione: considerando Rabiot imprescindibile nella coppia di centrocampo dopo il ritorno di Pulisic sulla trequarti coadiuvato da un Cisse che ha sorpeso tutti, il compagno di reparto più adatto potrebbe essere Jashari.
Lo svizzero possiede una buona dote tecnica, forse la più comparabile -anche se lontana, ma migliorabile- a quella di Modric. Lo ha evidenziato anche nei pochi minuti a disposizione in questo avvio di campionato con degli eccellenti cambi di campo, oltre ad averci sempre dimostrato una buona padronanza dei traccianti e dei passaggi semplici. Il ragazzo è ovviamente giovane, atleticamente presente: ha tutto per affinare con l'allenamento le coperture e gli accorciamenti di cui già ci ha dato qualche accenno. Garantisce gamba per gli inserimenti di cui ha già dato prova contro il Venezia sull'occasione dell'autogoal di Halhal e, ultimo ma non per importanza, è stato pagato molto (quasi 40 milioni di euro complessivi) e non gli è ancora stata assicurata quella continuità necessaria per decretarne la validità o meno. Il numero 30 rossonero ha tutte le potenzialità per esplodere e diventare un giocatore importante all'interno di questo sistema di gioco operoso e tassante, con un'unica doverosa precisazione: è di piede mancino.
E che problema è, direte voi: il problema potrebbe sussistere dato che anche Adrien, il suo compagno di reparto ideale, è mancino. L'uscita palla di questo Milan potrebbe quindi soffrire di prevedibilità, ma la posizione del corpo sulla ricezione del pallone del ragazzo è più che sviluppabile ed il problema può essere facilmente aggirato da una squadra dotata di schemi di gioco veloci ed eseguiti in modo fino. Naturalmente con degli angoli da smussare, doveroso tenerlo in considerazione, Ardon potrebbe rivelarsi la soluzione obbligata per questo centrocampo ancora in fase di consolidamento, e chissà che non si possa rivelare anche qualcosa in più.




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