Sono due i piani sui quali analizzare la sconfitta di ieri del Milan: uno tattico e l’altro mentale. Complementari e, chissà, forse addirittura uno la diretta conseguenza dell’altro. Allo stadio Olimpico i rossoneri hanno fallito su tutta la linea, preparando male una partita che poteva in qualche modo alimentare il sogno scudetto e gestendola addirittura peggio. In mezzo, una Lazio che, emotività a parte, altro non ha fatto che quello di cui è capace. Né più né meno, ma con un’organizzazione in campo che ieri Allegri non è riuscito a dare ai suoi.
È mancato ordine a centrocampo
La differenza è tutta qui: per una Lazio che dava l’impressione di coprire ogni zolla dell’Olimpico, c’è stato un Milan che ha concesso troppi metri di campo, facendosi prendere alle spalle in più di un’occasione, compresa quella del gol. Un’anomalia inspiegabile poiché contraria ai princìpi del suo allenatore, ma tant’è. Allegri ieri ha sbagliato tanto, a prescindere dall’assenza di Rabiot. Da inizio stagione analizziamo quanto il francese incida nello scacchiere tattico rossonero, ma arrivati al 15 marzo non si può accettare neanche il retropensiero che da lui dipenda l’ordine dell’intero centrocampo e la capacità di non farsi trovare fuori posizione, come invece capitato ieri.
Si salva solo Modric
Pur senza incantare, in mediana si è salvato solo Modric. Non Fofana, spesso in ritardo, tantomeno Jashari, che a questo punto sembra più un regista alternativo al croato che non uno che possa giocargli al fianco. Le recriminazioni passano anche dai quinti, evanescenti in fase offensiva e disattenti dietro. Sulla fascia di Nuno Tavares si è sofferto tanto, mentre in occasione del gol di Isaksen è Estupiñan a fare la frittata. Per fortuna è subentrato Bartesaghi verrebbe da dire, per quanto il classe 2005 abbia portato un minimo di brio e niente più.
Un attacco spuntato
Fase offensiva. Ieri il Milan aveva a disposizione quattro attaccanti, due titolari e gli altri buttati nella mischia nel corso della partita. In totale hanno scagliato un solo tiro verso lo specchio della porta: quello di Pulisic nel secondo tempo, trovando la respinta del portiere. È evidente che qualcosa non ha funzionato. Il gioco dei rossoneri non costruisce tante occasioni da gol, proprio per questo necessiterebbe di centravanti più cinici.
Dubbi sulla compatibilità tra Leao e Pulisic
Domenica dopo domenica, invece, vediamo rafforzata l’impressione di un reparto mal assortito e che non riesce a trovare una quadra. Del Fullkrug guerriero con l’alluce rotto visto a Como è rimasto giusto il ricordo, Nkunku ha vissuto un’intera stagione sull’ottovolante ma ora sembra arrivato a fine corsa. Restano Leao e Pulisic, titolari per mancanza di alternative, che in condizioni normali possono essere due ottime seconde punte, ma non i riferimenti centrali della manovra offensiva. Tendono a pestarsi i piedi, lasciando vuota l’area di rigore avversaria.
I limiti di personalità del Milan
Come detto, il Milan ha fatto cilecca anche sul piano mentale. Al di là della prospettiva di accorciare sull’Inter, la partita di ieri serviva ad allenare la pressione del “dover vincere”. Le 24 ore di vigilia conoscendo il risultato dei nerazzurri avrebbero dovuto regalare lucida determinazione ai ragazzi di Allegri, che invece hanno subito perso le distanze in campo. Un esame di maturità non superato, ma soprattutto un campanellino d’allarme per il futuro. Uno degli obiettivi del prossimo mercato dovrà essere aumentare il carisma della rosa.
La reazione polemica di Leao
Come se non bastasse, a rendere spigolosa la altrimenti amorfa serata romana dei nostri attaccanti ci ha pensato Leao con la polemica al momento della sostituzione. Uno sfogo comprensibile se ci si mette nei panni del portoghese, mai servito quando provava ad attaccare la profondità, ma inaccettabile nel contesto di una partita che stai perdendo e in cui, al pari degli altri, sei sembrato un pesce fuor d’acqua. Rafa ha tante attenuanti quest’anno, dal ruolo non congeniale alla pubalgia che lo limita nei movimenti, ma da lui ci si aspetta una leadership diversa ed è tempo di capire se può darla.
“Siamo molto tristi”
Emblematiche le parole di Pavlovic nella conferenza post partita: “Non è la prima volta che perdiamo quando potevamo avvicinarci all’Inter, andare a -5 e mettergli pressione. Ci è già successo con il Parma. Abbiamo lasciato davvero tanti punti, siamo molto tristi”. Una situazione che deve far riflettere perché, nell’arco di una stagione, ogni squadra di vertice si trova davanti a gare da dentro o fuori, e, se il Milan vorrà essere competitivo in futuro, dovrà risolverla.