Milan, i ricordi a cuore aperto di Galliani: “Pensavamo in grande e io ero il Condor…”

L'ex amministratore delegato ripercorre i suoi più celebri colpi di mercato e le ambizioni del Milan di Berlusconi

Matteo Noceti
4 min di lettura

Trentuno anni di matrimonio non si possono dimenticare, a maggior ragione se corroborati da una passione che, incurante del tempo e della distanza, continua ad ardere. Quella di Adriano Galliani per il Milan è una fiammella che non si spegnerà mai, e l’ex amministratore delegato lo ha ribadito anche nelle scorse ore ai microfoni del podcast Colpi da Maestro. Diversi i temi trattati, tutti rigorosamente a tinte rossonere.

Una vita da Condor del calciomercato

A 81 primavere compiute, Galliani è stato assoluto protagonista dell’ultimo mezzo secolo del nostro calcio. Esultanze appassionate, l’immancabile cravatta gialla per le grandi occasioni e un soprannome che lo accompagna da una vita: il Condor. Prima ancora che un appellativo, un attestato di stima per l’abilità quasi predatoria sui tavoli delle trattative. “Tutto nasce dal film I tre giorni del Condor” – ricorda Galliani – “Io ho pensato che i tre giorni del Condor fossero i giorni finali del mercato, quelli in cui le operazioni che sembravano impossibili diventano possibili. Così nascono i giorni dei Condor”.

Quanti colpi last minute

Da Leonardo a Ibrahimovic, l’elenco dei giocatori acquistati in quelle fatidiche giornate è lunghissimo, “ma il primo è stato Carlo Ancelotti” sottolinea l’ex amministratore delegato. “Era il 1987, Sacchi lo voleva a tutti i costi, ma per il presidente della Roma era incedibile. Suo figlio e il direttore Perinetti avrebbero invece fatto l’operazione. A quel punto, il figlio mi invitò a un incontro con il padre e quello che sembrava impossibile, avvenne”.

I guai di Calciopoli rinviarono l’acquisto di Ibra di ben quattro anni, ma la trattativa fu un capolavoro. “Mino Raiola, il suo procuratore, mi disse che c’erano spiragli nonostante il Barcellona avesse speso una cifra enorme per comprarlo solo un anno prima”. La stagione in Catalogna, infatti, non era andata granché bene e lo svedese sembrava finito ai margini del progetto tecnico di Guardiola, con il quale c’erano pure stati screzi.

“Non me ne vado senza la tua firma”

Quando si trattava di convincere un calciatore, Galliani ha sempre saputo il fatto suo: “Mi piazzai a casa loro, insieme a moglie e figli. A distanza di ore la signora chiese a Zlatan perché fossi ancora lì e lui rispose che non me ne sarei andato fino a quando lui non avesse firmato per il Milan”. L’esito della vicenda è noto, Ibrahimovic sbarca nell’universo rossonero e riporta lo scudetto sotto la Madonnina dopo sette anni di attesa.

Ricordi di un calcio che non c’è più

Leggere questi aneddoti fa quasi pensare a un calcio che non c’è più o che, per meglio dire, oggi segue dinamiche e modalità differenti. Operazioni di mercato che riflettevano le ambizioni dei club e le possibilità di vittoria a fine stagione. Che nel Milan di Galliani erano praticamente sinonimi. 29 trofei conquistati in 31 anni di onorato servizio, una storia di successo senza precedenti nella storia del calcio. “Quel Milan pensava in grande perchè il suo presidente, Silvio Berlusconi, pensava in grande. E questa cosa l’ha trasmessa alla società, agli allenatori e ai giocatori”.

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