Nel calcio italiano che fatica a valorizzare i propri talenti, anche il Milan si inserisce in una tendenza ormai consolidata: il minutaggio dei giocatori italiani resta limitato.
Gennaro Gattuso, attuale CT della Nazionale, ha diramato la lista dei candidati per i prossimi spareggi che decideranno l’accesso al Mondiale, ormai appeso a un filo. Ma la questione dei giocatori italiani, in un certo senso, risale a galla e fa pensare: Gattuso ha scelto gli uomini giusti?
Il dilemma è chiaro. Non sono i nomi presenti sulla lista dei convocati a far parlare ma la preoccupazione di avere elementi pronti a dare una ferma identità all’Italia. In questo contesto, squadre di Serie A come il Milan faticano a offrire un contributo concreto. La rosa del Diavolo degli ultimi anni è diventata fortemente orientata verso profili internazionali. Tra i giocatori che sono stati di passaggio e quelli tuttora presenti, la squadra degli ultimi anni è più francofona che italiana. Il concetto è questo: perché vediamo sempre meno giocatori italiani nel nostro campionato?
Pochi italiani, poco peso: il caso Milan
La Serie A delle ultime stagioni ha ritrovato competitività. Il fatto che ogni anno la pretendente allo Scudetto non sia la solita o l’unica squadra, come accade in Germania ad esempio, la dice lunga sullo sviluppo delle squadre e della propria identità. Questa crescita, però, ha evidenziato un limite strutturale, da cui il sistema fatica a uscirne. La Nazionale non sembra più la priorità nel calcio italiano.
I giocatori ci sono e la crescita dei singoli pure. Ma manca quella spinta necessaria per creare una selezione in grado di tornare agli albori di vent’anni fa. Il Milan, ad esempio, ha in rosa attualmente 5 giocatori dello Stivale: Terraciano, Torriani, Bartesaghi, Gabbia, Ricci. Troppo pochi per incidere realmente sulla crescita e fermezza del calcio italiano. Tra i nomi citati, nonostante l’assenza, solo Gabbia rappresenta una presenza consolidata. Bartesaghi è in piena crescita e col lavoro di Allegri il ragazzo ha sempre più margini di miglioramento. Ma questo non basta. Perché nessuno dei nomi sopracitati è stato inserito nei convocati di Gattuso.
Per dare valori numerici concreti, il minutaggio completo dei rossoneri italiani è di 4924 minuti. Troppo poco per giustificare una convocazione stabile negli Azzurri. A volte ci si mette la sfortuna e l’incompatibilità di un certo profilo inadatto alla visione del CT, ma questo valore rende chiara l’idea.
Il vivaio c’è ma non basta
Il settore giovanile quotidianamente sforna e istruisce giovani calciatori da inserire in Prima Squadra, ma come spesso capita, questi ragazzi vanno e vengono e nessuno riesce a imporsi come si deve. Camarda è l’esempio lampante. Nel calcio di oggi, soprattutto nella FIGC ci sono tanti problemi che col tempo vengono a galla. Ma questa preoccupazione sta evidenziando un problema a cui va data maggiore visibilità e soprattutto, va dato ascolto.
Un dato che non è solo numerico ma strutturale: senza continuità e centralità nei rispettivi club, diventa difficile anche solo immaginare un inserimento stabile in Nazionale. Il Milan, in questo senso, non rappresenta un’eccezione, ma uno dei casi più evidenti di una tendenza ormai diffusa.
Non è quantità, ma centralità: il limite del sistema
Nazionalizzare il campionato come una volta? Non è questa la soluzione. Serve invece maggiore credibilità da parte di chi ha la responsabilità di guidare il sistema, oggi incapace di valorizzare appieno i propri talenti. Non si tratta di chiudersi, ma di ritrovare un equilibrio.
Senza una base solida di giocatori italiani protagonisti nei club, anche l’Italia rischia di perdere identità, continuità e credibilità. Il problema non è il numero, è il peso: finché gli italiani resteranno comparse nel proprio campionato, sarà difficile pretendere che diventino protagonisti altrove.