San Siro è terra di conquista: Troilo gela il Milan e regala il sogno al Parma di Cuesta

Allegri dice addio allo Scudetto: un palo di Leao e le parate di Corvi non bastano. Il Parma passa all'80' e inguaia i rossoneri, ora a -10 dalla vetta.

Redazione
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Il verdetto di San Siro è una sentenza che scuote le fondamenta del progetto tecnico rossonero: il Milan di Massimiliano Allegri cade fragorosamente per 0-1 contro un Parma eroico, capace di capitalizzare al massimo l’unica vera amnesia difensiva del “Diavolo”. La rete di Troilo all’80’, convalidata dopo un’estenuante revisione al VAR, non sancisce solo la fine di un’imbattibilità casalinga durata ventiquattro turni, ma scrive probabilmente la parola fine sulle residue speranze scudetto dei meneghini. Con l’Inter ormai distante dieci lunghezze, il sodalizio rossonero deve guardarsi alle spalle, trovando conforto solo nei passi falsi di Juventus e Napoli per blindare una zona Champions che, dopo stasera, appare meno scontata del previsto.

Calvario iniziale e l’impasse tattica

La serata del Milan si era aperta sotto i peggiori auspici già nel riscaldamento, con il forfait dell’ultimo minuto di Gabbia, sostituito in extremis da De Winter. L’avvio di gara è stato un compendio di nervosismo e sfortuna: dopo appena un minuto, Pellegrino ha sfiorato il vantaggio per i ducali, salvato solo da un tocco provvidenziale di Bartesaghi. Ma il vero dramma agonistico si è consumato all’11’, quando Loftus-Cheek è stato costretto a lasciare il campo in barella, immobilizzato e con diversi denti rotti dopo uno scontro fortuito con il portiere Corvi. In un clima reso elettrico dai rimproveri di Leao a Saelemaekers, la squadra di Allegri ha faticato a ritrovare il filo logico della manovra.

Nonostante una pressione feroce e costante, che ha costretto il Parma di Carlos Cuesta a rintanarsi nei propri venti metri finali, il Milan è apparso “cervellotico” nello sviluppo. Il possesso palla, pur dominante, si è infranto sistematicamente sull’ultimo passaggio. Le occasioni migliori sono capitate sui piedi di Christian Pulisic, ma l’americano ha peccato di cinismo, scheggiando un palo al 42′ da posizione privilegiata. Una mancanza di concretezza che, nel calcio di alto livello, si trasforma quasi sempre in un preludio alla beffa.

Il sigillo di Troilo e la resa di Allegri

Nella ripresa, il copione sembrava scritto per un assedio rossonero. La spinta del Milan ha prodotto un clamoroso palo interno di Rafael Leao, autore di un destro al volo in scivolata che ha fatto gridare al gol l’intero stadio. Tuttavia, l’intensità non si è tradotta in vantaggio, lasciando spazio al cinismo del Parma. Al minuto 80, sugli sviluppi di un corner di Valeri, Troilo ha svettato in area piccola trafiggendo Maignan. Il lungo controllo dell’arbitro Piccinini al monitor per un presunto blocco su Maignan ha solo rimandato l’estasi emiliana: gol convalidato e San Siro ammutolito.

Le mosse disperate di Allegri, che ha inserito Fullkrug e Nkunku per tentare l’assalto finale, non hanno scardinato il muro eretto da Cuesta. Il tecnico spagnolo esce vincitore dal confronto generazionale, avendo strappato quattro punti su sei ad Allegri nel doppio confronto stagionale. Per il Milan, la statistica è impietosa: l’addio ai sogni di gloria matura contro le “piccole”, confermando un’incapacità cronica di gestire le gare contro squadre della parte destra della classifica. Mentre il Parma festeggia un’impresa storica, il “Diavolo” si interroga su un’identità smarrita proprio nel momento cruciale della stagione.

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