Ok Google, cerca giocatori più migliorati nel corso della stagione. Anzi, lascia perdere. Per una richiesta del genere, in casa rossonera, non serve scomodare l’intelligenza artificiale. La risposta è sotto gli occhi di tutti.
Il camaleonte della difesa
Se c’è un aggettivo che può descrivere la prima stagione al Milan di Koni De Winter, questo è senza dubbio “camaleontica”. Arrivato in estate per sostituire il partente Thiaw, all’ex Genoa sono serviti alcuni mesi per adattarsi ai movimenti di una difesa tutt’altro che granitica come quella ereditata dalla scorsa stagione, e anzi, in un primo momento sembrava che De Winter fosse l’anello debole dell’intero reparto.
Un inizio in salita
Tra lacune e incertezze poi trasformate in errori tecnici, le prime uscite stagionali del belga sono state negative e, ancor peggio, sembravano restituire l’immagine di un giocatore non in grado di reggere le pressioni che accompagnano una squadra come il Milan. Uno come tanti, insomma. Alla stessa velocità con cui da più parti si gridava al “rimpianto” Thiaw, De Winter scivolava in basso nelle gerarchie di reparto fino a diventare quasi un corpo avulso.
Mister Massimiliano Allegri, però, non ha mai smesso di difenderlo. Del resto lo conosce bene, sin dai tempi delle giovanili alla Juventus. È stato lui a convocarlo per la prima volta in Serie A quando giocava con la Next Gen, ed è stato ancora lui a caldeggiarne l’acquisto appena si è verificata l’opportunità. Pochi tecnici meglio di Max possono capire le difficoltà di un giovane all’esordio in una big, per questo motivo c’è da scommetterci che, attingendo dal suo repertorio di cliché, gli abbia suggerito di mantenere la “calma” per superare il momento negativo. I risultati gli hanno dato ragione.
Rinato dopo la Supercoppa
La sfida di Supercoppa contro il Napoli è stata senza dubbio la serata peggiore di De Winter in maglia rossonera. Una prestazione incolore e per giunta colpevole sui gol degli azzurri, seguita dalle voci di un’imminente cessione già nel mercato di gennaio. Invece, il difensore è rimasto e ha progressivamente migliorato il proprio rendimento in campo, come dimostrano i dati analitici. Prima di quella semifinale, infatti, il belga era stato schierato titolare solo in tre occasioni; nelle successive settimane è arrivato a 11. L’assenza di Gabbia ha inciso, certo, ma De Winter ha saputo tenersi il posto senza tentennamenti.
I numeri parlano chiaro
Con lui in campo, il Milan è riuscito a mantenere la porta inviolata in ben 7 circostanze. Non può essere un caso, a maggior ragione dopo la prova offerta nel derby: De Winter non ha fatto toccare palla a un avversario forte fisicamente come Pio Esposito, così come in altre occasioni ha limitato gli spunti di attaccanti più funambolici dell’interista. In media vince 3.2 contrasti a partita, recuperando addirittura 2.9 palloni ogni novanta minuti. Un dettaglio importante se si considera l’attitudine dei rossoneri in ripartenza.
E se migliora in attacco…
Le chiusure difensive ammontano a 3.8 ma la statistica da migliorare è quella relativa ai duelli aerei vinti: solo 1.8 a partita, pochi per uno con la sua fisicità. A sorprendere, ad ogni modo, è la capacità di Koni di adattarsi al ruolo e rendere sia da centrale sia da braccetto. Camaleonte, dicevamo. Non gli resta che continuare su questa strada e, se possibile, migliorare anche i numeri in attacco, ad ora fermi a un gol e un assist. Al Milan farebbe certamente comodo.