Il tramonto delle ambizioni tricolori: il Milan si arrende all’Olimpico

Il KO contro la Lazio spegne le speranze scudetto dei rossoneri. Nervi tesi tra Leao e il tecnico: ora il Napoli insidia il secondo posto.

Redazione
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Nella serata di ieri, il verdetto del campo ha assunto i contorni di una sentenza definitiva per le velleità di rimonta del Milan. La sconfitta per 1-0 patita contro la Lazio, griffata dalla rete decisiva di Isaksen al 26′, segna con ogni probabilità la parola fine sull’inseguimento all’Inter. I rossoneri, incapaci di capitalizzare il mezzo passo falso dei nerazzurri contro l’Atalanta, scivolano a un distacco siderale di otto punti dalla vetta. Quella che doveva essere la notte del rilancio si è trasformata in un’esibizione di impotenza tecnica e caratteriale, lasciando la compagine di Massimiliano Allegri nuda di fronte alle proprie lacune strutturali in un momento cruciale della stagione.

L’analisi del quotidiano Corriere della Sera è impietosa nel tratteggiare la prova del Diavolo: una prestazione definita “molto insufficiente”, priva di quell’ardore agonistico necessario per scardinare l’assetto di una Lazio in serata di grazia. La mancanza di idee e i reiterati errori in fase di costruzione hanno consegnato il pallino del gioco ai biancocelesti, tornati a respirare l’atmosfera delle grandi occasioni grazie alla riapertura dei settori dello stadio. Con questo stop, il Milan non solo vede fuggire la capolista, ma sente ora il fiato sul collo delle inseguitrici: le vittorie di Napoli, Como e Juventus nel fine settimana accorciano pericolosamente la classifica, rendendo la qualificazione alla prossima Champions League l’unico, imprescindibile obiettivo rimasto.

Nervosismo e realismo: il “caso” Leao e il monito di Allegri

Il termometro della frustrazione milanista è rappresentato dal labiale di Rafael Leao al momento dell’uscita dal rettangolo di gioco. «Mister lasciami, su, mancano venti minuti», è stata l’invocazione del portoghese rivolta ad Allegri, a testimonianza di un’insofferenza che va oltre il singolo episodio tattico. Sia Leao che Christian Pulisic hanno deluso le aspettative, mancando di incisività proprio quando il peso dell’attacco richiedeva una giocata d’autore. La gestione dei cambi e l’atteggiamento molle della squadra nel primo tempo restano i capi d’accusa principali verso una gestione che, nel post-partita, ha preferito la via del pragmatismo estremo per evitare il tracollo psicologico del gruppo.

«Dobbiamo essere realisti: il nostro traguardo è tornare in Champions League e non dobbiamo rischiare di distruggere quanto di buono costruito in questi sei mesi», ha ribadito il tecnico livornese, cercando di spostare il focus mediatico lontano dal sogno scudetto ormai sfumato. Non ci sono giustificazioni per una squadra che doveva scendere in campo con “grinta e determinazione” e che invece ha subito passivamente l’iniziativa avversaria per larghi tratti del match. Il verdetto dell’Olimpico impone un reset immediato: con l’Inter a quota 68 punti e il Milan fermo a 60, la priorità assoluta diventa blindare il secondo posto dall’assalto di un Napoli distante ormai una sola lunghezza.

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