Nel mezzo della contestazione e dell’incertezza, Carlo Pellegatti sceglie l’ottimismo. Il giornalista e tifoso rossonero ha commentato sul proprio canale YouTube lo scenario che si profilerebbe al Milan con l’arrivo di Oliver Glasner in panchina, Ralf Rangnick come direttore tecnico e Devin Ozek nel ruolo di direttore sportivo. Un terzetto che, a suo avviso, avrebbe tutti i numeri per rimettere in moto un club fermo da settimane: “Sarebbe bello avere una triade di fuoriclasse come Rangnick, un grande allenatore come Glasner e poi con Devin Ozek. Vedrei il futuro ottimista.”
Glasner, l’allenatore che sa vincere anche senza top player
Pellegatti spende parole importanti soprattutto su Glasner, di cui ripercorre il curriculum con evidente ammirazione: “Ha vinto l’Europa League con il Francoforte e una FA Cup con una squadra di seconda fascia inglese. Non appartiene certo ai top club, nessuno dei tifosi del Crystal Palace si offenda, ma è un dato di fatto. E poi ancora col Crystal Palace ha vinto la prima coppa internazionale della storia del club.” La lettura del giornalista è chiara: Glasner è un allenatore capace di costruire qualcosa di concreto anche senza avere a disposizione organici stellari, una qualità che in una fase di ricostruzione vale quanto un palmarès pieno di trofei vinti con i club più ricchi d’Europa.

Ozek, 31 anni e una reputazione da costruttore
Sul fronte dirigenziale, Pellegatti promuove anche Devin Ozek, il giovane ds americano finito nel mirino del Milan: “È un ragazzo di 31 anni che è molto conosciuto, riesce a comprare giocatori a buoni prezzi.” Un profilo anomalo per gli standard del calcio italiano, abituato a direttori sportivi con decenni di esperienza alle spalle, ma che il giornalista rossonero legge come un valore aggiunto in un contesto che ha bisogno di idee nuove più che di nomi consolidati.

“Lasciamoli parlare”: Pellegatti chiude con una sfida
La chiusura del commento è quasi una dichiarazione di guerra allo scetticismo esterno. “Tanto ci prenderanno in giro, ci metteranno in quarta fascia, non importa, lasciamoli parlare”, dice Pellegatti, anticipando le critiche che inevitabilmente accompagneranno un progetto costruito attorno a figure non convenzionali per un club della storia e dell’ambizione del Milan. Una posizione controcorrente rispetto all’umore della piazza, ma coerente con la lettura di chi vede nei tre profili non una ripiego, ma una scelta precisa.