“L’unica costante di fallimento è Cardinale”: il durissimo atto d’accusa sulla gestione e i reali piani del Milan

Il giornalista Francesco Letizia analizza la situazione societaria del club rossonero, contestando la narrazione dell'anno zero e mettendo nel mirino anche il ruolo di Zlatan Ibrahimovic.

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Il giornalista Francesco Letizia, attraverso un intervento editoriale pubblicato sul proprio canale YouTube, ha espresso una dura e articolata critica nei confronti della gestione del Milan da parte del proprietario di RedBird, Gerry Cardinale, ed ha analizzato le ultime mosse di mercato che vedono il club rossonero impegnato nella ricerca di un nuovo allenatore e di una nuova struttura dirigenziale. Secondo l’analisi del cronista, il tentativo della proprietà americana di presentare l’attuale fase come l’inizio di un nuovo corso non corrisponde alla reale linea temporale della gestione sportiva e finanziaria della società. Il commento si inserisce in un momento di profonda ristrutturazione interna del club di via Aldo Rossi, segnato da indiscrezioni che accostano alla panchina lo spagnolo Andoni Iraola e ipotizzano l’inserimento nei quadri dirigenziali del tedesco Ralf Rangnick, scatenando forti perplessità sulla reale stabilità e sulle disponibilità economiche del fondo d’investimento.

L’affondo del giornalista mette in discussione la ricerca di responsabili esterni per i mancati successi del recente passato, evidenziando come i vertici societari abbiano una responsabilità diretta in tutte le decisioni strategiche adottate nelle ultime stagioni. Nel corso del suo intervento video, Francesco Letizia si è così espresso sul suo canale YouTube sulla gestione di Gerry Cardinale del Milan: “A Cardinale fa comodo raccontare (e far raccontare) che siamo all’anno zero del suo progetto: la realtà è che siamo al quinto anno e i quattro anni precedenti portano la sua faccia, la sua firma e le sue direttive. Può cercare tutti i capri espiatori che vuole, da Maldini a Furlani passando per Pioli, Fonseca, Conceicao, Allegri, Tare e Moncada, ma l’unica costante di fallimento resta lui. Per la verità anche Ibra. Oggi quindi, dopo cinque anni, si parla di costruire un Milan che vinca nel tempo con un progetto, quando è risaputo che di tempo un fondo come RedBird non ne ha: è solo l’ennesimo modo di cercare una soluzione al non avere soldi. Si torna su Rangnick, idea di Gazidis e di Elliott di 6 anni fa: chissà cosa ne pensano Boban e Maldini”.

La riflessione tocca anche il tema del rapporto con la tifoseria e l’identità stessa del club, che secondo questa visione sarebbe stata sacrificata in nome di una strategia commerciale globale. “Di base, se non si trattasse del Milan, del nostro Milan, non sarebbe nemmeno una cattiva idea mettere Iraola e una struttura moderna alle spalle. Ma qual è la stabilità della proprietà e di chi prende le decisioni? Questa è la differenza. I Milanisti non si fidano né di Cardinale né di Ibra e loro non stanno facendo tuttora nulla per far cambiare idea: a loro non interessano i tifosi, ma gli eventuali clienti da raccattare in giro per il Mondo. Questo è molto triste”, ha concluso il giornalista nel suo editoriale. Le prossime settimane e le scelte ufficiali sui quadri tecnici definiranno la risposta della proprietà alle crescenti perplessità dell’ambiente milanista.

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