Il Milan valuta una clamorosa rivoluzione per la propria guida tecnica, legata a doppio filo al possibile ritorno di fiamma di una vecchia conoscenza del calcio tedesco. Secondo quanto rivelato da un’indiscrezione giornalistica di SportMediaset, il nome di Matthias Jaissle è balzato in cima alla lista dei candidati per la panchina rossonera in vista della prossima stagione. La candidatura del giovane allenatore, attualmente alla guida dell’Al-Ahli in Arabia Saudita, è strettamente connessa al destino di Ralf Rangnick: se l’attuale commissario tecnico dell’Austria troverà un accordo definitivo con il tandem societario composto da Gerry Cardinale e Zlatan Ibrahimovic per ricoprire il ruolo di direttore tecnico, il suo prescelto per la panchina sarà proprio il trentottenne di Nürtingen, considerato il suo più brillante discepolo calcistico.
Il legame tra i due affonda le radici nel 2007, quando un diciannovenne Jaissle, difensore centrale carismatico e ordinato, venne lanciato da Rangnick nella prima squadra dell’Hoffenheim, all’epoca militante nella terza serie tedesca. Insieme firmarono la storica cavalcata fino alla Bundesliga, trasformando una realtà di provincia in una solida certezza del calcio tedesco. La carriera da calciatore del classe 1988 si è però interrotta bruscamente a soli 26 anni a causa di una sequenza devastante di infortuni. Una sliding door che lo ha spinto immediatamente verso la panchina, prima come collaboratore nelle giovanili della RB Lipsia e assistente al Brondby, poi all’interno della galassia Red Bull tra Liefering e Salisburgo. Proprio in Austria ha incrociato il Milan nei gironi di Champions League e ha conquistato due campionati e una coppa nazionale, valorizzando elementi come Strahinja Pavlovic e Noah Okafor.
La consacrazione internazionale è arrivata però in terra araba, dove l’Al-Ahli lo ha blindato con un ingaggio faraonico da 11,5 milioni di euro a stagione. Dal 2023 a oggi, sotto la sua gestione, la squadra guidata in campo dall’ex centrocampista del Milan Franck Kessié ha vissuto una crescita esponenziale, culminata con la vittoria di una Supercoppa Saudita e, soprattutto, di due edizioni consecutive della Champions League asiatica. Successi che hanno acceso i riflettori di via Aldo Rossi su un allenatore che fa del trasformismo tattico il suo marchio di fabbrica, passando con disinvoltura dal 4-3-1-2 dei tempi di Salisburgo all’attuale 4-2-3-1 utilizzato a Gedda.
Il profilo di Jaissle affascina la proprietà statunitense del club per la sua capacità di coniugare spettacolo e pragmatismo, un identikit che ricorda da vicino la filosofia verde e futuribile applicata da Cesc Fàbregas al Como. Non si tratta di un dogmatico del possesso palla esasperato, ma di un tecnico che predilige raddoppi di marcatura, pressing ultra-offensivo e verticalizzazioni immediate, abbinate a una fase difensiva estremamente organizzata. Un’idea di calcio moderno che lo stesso allenatore ha ammesso di voler testare in Italia, strizzando l’occhio alla Serie A proprio dopo un test estivo contro i lariani. Il legame contrattuale con i sauditi scade nel 2027, un vincolo economico pesante che costringerà il Milan a pagare una penale per liberarlo, ma la diplomazia di Rangnick potrebbe accelerare i tempi dell’operazione.