Il Milan di Massimiliano Allegri si appresta ad affrontare il Como nel recupero della ventiquattresima giornata di Serie A con l’imperativo categorico di consolidare la propria posizione d’élite e tentare di arginare la fuga dell’Inter capolista. In un contesto macroeconomico e sportivo dove la qualificazione alla prossima Champions League e la lotta al vertice spostano equilibri finanziari vitali, il sodalizio rossonero si ritrova a gestire l’enigma tattico e psicologico legato a Rafa Leao. Il fuoriclasse portoghese, pur mantenendo uno score statistico di tutto rispetto, appare oggi come l’elemento meno integrato in un meccanismo che ha visto veterani del calibro di Modric e Rabiot assumere immediatamente il comando delle operazioni, lasciando il numero dieci in un limbo di inespressa onnipotenza atletica.
La metamorfosi tattica e il peso dell’adattamento
Il passaggio dal consolidato 4-3-3 a una struttura più densa come il 3-5-2 ha imposto a Leao una rivoluzione copernicana delle proprie mansioni sul rettangolo verde. Non più esterno puro con licenza di strappare lungo la linea di out, ma riferimento centrale, prima o seconda punta, costretto a dialogare negli spazi stretti e a subire la fisicità dei difensori centrali avversari. Questa transizione, unita a una fastidiosa infiammazione all’adduttore che ne sta centellinando l’impiego, ha prodotto un rendimento che la critica definisce privo della necessaria cattiveria agonistica. Sebbene i 7 gol siglati in 17 apparizioni non rappresentino un fallimento numerico, è la percezione di un’assenza emotiva nei momenti chiave a preoccupare l’ambiente di Milanello. Il portoghese sembra soffrire l’impatto con un modulo che ne limita le progressioni chilometriche, riducendolo a un solista in cerca di spartito in un’orchestra che viaggia a ritmi differenti.
Il bivio della maturità e le ambizioni di Allegri
L’attuale impasse non è soltanto una questione di moduli o di fibre muscolari infiammate, ma rappresenta il vero spartiacque nella carriera dell’attaccante lusitano. Non è più tempo per le etichette di “eterna promessa” o di “giovane dal potenziale illimitato”; il calcio internazionale esige dai propri simboli una costanza che Leao, in questa stagione, ha faticato a garantire. «Il mio obiettivo rimane quello di essere decisivo per i compagni e sento che il momento di fare il salto definitivo sia questo», avrebbe confidato l’attaccante nei recenti confronti interni, consapevole che la fiducia di Allegri e della dirigenza non è un assegno in bianco, ma un investimento che attende dividendi pesanti nella fase cruciale della stagione. Con il confronto contro la compagine lariana di Fabregas alle porte, il Milan attende un segnale: la capacità di Leao di incidere anche quando il contesto non è ideale determinerà non solo il futuro del calciatore, ma le reali ambizioni di sorpasso dei rossoneri nei confronti dei rivali cittadini.