Tanti rimpianti, nessuna vera svolta. Potrebbe essere questa l'estrema sintesi della trasferta di Reggio Emilia contro il Sassuolo, dove i rossoneri non vincono dal 22 maggio 2022, giorno della festa Scudetto di Stefano Pioli, oggi presente in tribuna. Per il Milan è il terzo pareggio consecutivo lontano da San Siro, dopo quelli con Juventus (1-1) e Lazio (2-2), ma stavolta il retrogusto è più amaro: un'occasione persa non solo per i tre punti, ma anche per costruire certezze in vista di un ottobre che proporrà altre sei partite tra campionato ed Europa League.
Un primo tempo dai due volti
Ruben Amorim sorprende ancora una volta e schiera una sorta di 4-4-1-1: in difesa c'è Estupiñán a sinistra, recuperato dopo l'infortunio in nazionale, con Pavlović e Gabbia - alla prima da titolare in stagione - al centro e Gila ancora largo a destra. In mezzo agiscono Musah e Rabiot, con Moreira e Chukwueze sugli esterni e Pulisic alle spalle di Ramos. Si tratta, però, di uno schieramento piuttosto fluido e la prima parte di gara lo racconta bene: il Sassuolo prova a fare la partita, mentre il Milan, seppur impreciso in fase di possesso, resta corto e compatto e non concede nulla ai neroverdi. Anche per questo, per larghi tratti succede poco o nulla nei pressi delle due aree. La brutta notizia arriva dopo il quarto d'ora, con l'infortunio di Gabbia: la dinamica farebbe pensare a un problema ai flessori, l'uscita in barella e le mani sul volto anche qualcosa di più serio. Pochi minuti dopo, la stessa sorte tocca a un difensore emiliano, Leysen. La prima vera chance rossonera arriva intorno alla mezz'ora: sugli sviluppi di una punizione di Moreira, Rabiot svetta di testa anticipando anche il portiere Murić, ma manda di poco alto. Nel finale di tempo, invece, le occasioni fioccano: Ramos impegna due volte Murić, prima con un sinistro a giro e poi di testa, quindi ci prova Moreira con una grande giocata in area, infine è Pavlović a sfiorare il vantaggio, ancora di testa, nell'ultimo scampolo di un lungo recupero.
Rabiot illude, il Sassuolo la riprende subito
Il secondo tempo si apre con Modrić al posto di Estupiñán, spesso in difficoltà e già ammonito, e il Milan rientra in campo con il piglio giusto. La prima occasione capita in avvio a Chukwueze: il nigeriano riceve in area e cerca Ramos ben appostato, ma è provvidenziale il salvataggio di un difensore neroverde. Poco dopo l'ora di gioco, una parata di Maignan su Adžić è il preludio al vantaggio del Milan: Rabiot chiude un triangolo stretto con Modrić al limite dell'area e, da posizione defilata, scarica un sinistro fulminante che si infila sul primo palo, complice un cattivo posizionamento dell'estremo difensore emiliano. Da quel momento, però, i rossoneri si spengono. Appena tre minuti dopo, il Sassuolo sfrutta una voragine nella retroguardia rossonera e ha una doppia occasione per il pari: Maignan si oppone prima a Bowie e poi al colpo di tacco ravvicinato di Thorstvedt. Il gol, però, è solo rimandato: passano ancora due minuti e un calcio d'angolo battuto basso filtra tra il velo di Doig e l'incertezza di Moreira, finendo sul piede di Odenthal che deposita in rete l'1-1. Dopo il pari, il Milan fatica a trovare nuovi impulsi offensivi, a parte un'imbucata di Pulisic per Chukwueze, anticipato da Murić, e un destro a giro del subentrato Cisse, e allora è il Sassuolo a crederci: all'88' Thorstvedt segna da pochi passi un attimo dopo un fischio dell'arbitro Fourneau per un fallo - a dire il vero piuttosto leggero - in attacco; nell'ultima azione, il norvegese ci riprova dal limite, ma Maignan è attento.
Un punto che non basta
Dopo l'autorevole vittoria contro il Lecce, il Milan torna da Reggio Emilia con un punto che lascia più dubbi che certezze. C'è ancora da lavorare sulla fluidità della manovra, perché la produzione offensiva dipende troppo dalle iniziative dei singoli, ma anche sulle palle inattive, una situazione di gioco in cui i rossoneri continuano a soffrire. L'infortunio di Gabbia, poi, rischia di accorciare ulteriormente una coperta di per sé non lunghissima, proprio nel momento in cui il calendario si fa estremamente fitto. Rimane, però, l'imbattibilità in campionato: con quattro trasferte nelle prime sei giornate non è affatto un dettaglio.



1–1


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