Il durissimo atto d’accusa di Repice: difende Allegri, boccia la rosa del Milan e riapre il caso Maldini

Il noto radiocronista analizza il crollo dei rossoneri escludendo le colpe esclusive del tecnico toscano e punta il dito contro le scelte strategiche e gestionali della proprietà.

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Il celebre radiocronista Francesco Repice, intervenuto nel corso della trasmissione Maracanà sulle frequenze di TMW Radio, ha analizzato in modo estremamente critico la stagione del Milan e l’operato del tecnico Massimiliano Allegri, respingendo con forza l’idea che l’allenatore sia il principale responsabile del fallimento sportivo del club. Secondo il giornalista, il rendimento offerto dalla squadra nei primi otto mesi dell’anno ha rappresentato un vero e proprio miracolo sportivo se rapportato al reale valore tecnico dell’organico messo a disposizione della guida tecnica. Il successivo crollo strutturale e la perdita del pass europeo sono da ascrivere, nella visione del commentatore, a una rosa complessivamente insufficiente e priva di alternative reali nei ruoli chiave del campo.

Lo sviluppo della riflessione si concentra sulla composizione qualitativa del gruppo rossonero, giudicato privo della profondità necessaria per competere stabilimentente ai vertici del campionato. Repice ha sottolineato a TMW Radio che la formazione milanese può contare soltanto su tre elementi di caratura internazionale, individuati nel portiere Mike Maignan e nei centrocampisti Luka Modric ed Adrien Rabiot, al di fuori dei quali si registra il vuoto assoluto. La tenuta difensiva ha permesso di mascherare i limiti strutturali nella prima parte dell’anno, ma le carenze strategiche sono emerse in tutta la loro gravità nel reparto offensivo, dove a fronte delle richieste del mister è stato acquistato un profilo inadatto come Niclas Füllkrug. Un parallelo evidente viene tracciato con le vicende della Roma di Gian Piero Gasperini, capace di svoltare la propria stagione sul mercato convincendo in sole 48 ore Donyell Malen, rivelatosi poi fondamentale per sopperire ai problemi fisici patiti da Dusan Vlahovic nel corso dell’anno.

L’affondo più pesante è stato tuttavia riservato alla gestione aziendale del club e all’assenza di assunzioni di responsabilità da parte dei vertici societari per le decisioni prese negli ultimi anni, con particolare riferimento all’allontanamento delle figure storiche. “Perché qualcuno non si prende la responsabilità di aver mandato via Paolo Maldini? Ma vi rendete conto, siamo veramente alla pazzia totale. Nessuno che alzi la mano e si prenda la responsabilità, almeno chiedere scusa di queste scelte sbagliate”, ha dichiarato con forza Francesco Repice, evidenziando come i singoli episodi del campo, come il calcio di rigore fallito da Manuel Locatelli costato due punti decisivi, siano solo la conseguenza di un peccato originale commesso a livello organizzativo. La ricostruzione del Milan dovrà ora necessariamente ripartire dall’ammissione di questi errori strategici, senza scaricare le colpe interamente sui tecnici, inclusa la gestione di Luciano Spalletti, anch’egli penalizzato dalle medesime mancanze sul mercato.

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