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Allegri non fa sconti: “Il Milan ha i punti che merita, ora servono equilibrio e cattiveria”

Alla vigilia di Como-Milan il tecnico rossonero difende la squadra, analizza limiti e obiettivi: “Pensiamo alle prossime 19 partite”

5 min di lettura

Alla vigilia di Como-Milan, Massimiliano Allegri si presenta in conferenza senza alzare la voce, ma con un messaggio chiaro: il Milan non deve guardarsi allo specchio con nostalgia né con ansia, ma con realismo e convinzione. I numeri non si discutono, si accettano. E da lì si riparte.

I 40 punti e il concetto di merito

Allegri parte dalla classifica, che per lui non mente mai. “Noi abbiamo 40 punti e sono quelli che abbiamo meritato sul campo. È una buona base, non ce li toglie nessuno. Ora bisogna pensare alle prossime 19 partite, al girone di ritorno, per fare punti e rimanere tra le prime quattro.” Nessuna difesa d’ufficio, nessuna polemica sui “se” e sui “ma”. Per Allegri, il campionato restituisce sempre ciò che dai. E il Milan, oggi, è esattamente dove deve essere.

Il bollettino medico e le scelte obbligate

Il tecnico chiarisce subito la situazione dell’infermeria, che pesa sulle scelte. “Niclas Füllkrug è fuori, come Strahinja Pavlović. Pavlovic ha nove punti in testa, Fullkrug ha questo pestone sul dito che lo terrà fuori oggi. Speriamo per domenica, altrimenti con la Roma.” Assenze che incidono anche sulle valutazioni tattiche, soprattutto in avanti, dove Allegri ammette di dover pensare anche alla panchina, non solo all’undici iniziale.

Cosa manca davvero al Milan

La riflessione più interessante arriva sul piano mentale. “Bisogna essere un pochino più cattivi dentro la partita. Ci sono momenti in cui siamo fragili nelle due fasi. Dobbiamo migliorare le situazioni di gioco ed essere più precisi tecnicamente. I giocatori hanno qualità, devono essere convinti di essere una squadra forte.” Non è una bocciatura, ma un richiamo alla responsabilità. Allegri non parla di limiti strutturali, bensì di attenzione, convinzione, gestione dei momenti.

Como-Milan non è Allegri contro Fabregas

Sulla sfida con Cesc Fàbregas, Allegri sposta subito il focus. “Non è Fabregas contro Allegri, è Como contro Milan. Fabregas sta facendo un ottimo lavoro: è una squadra sbarazzina, che pressa bene ed è forte tecnicamente. Sta facendo un grandissimo lavoro, anche se allena da pochi anni.” Rispetto totale, nessuna trappola mediatica. Il Como viene descritto come una squadra senza l’ansia del risultato, e quindi pericolosa.

Gol subiti, gol mancati e il peso del risultato

Sul tema dei gol incassati e delle rimonte, Allegri va dritto al punto. “Tutto passa dal risultato. A Firenze siamo andati tre volte davanti alla porta con Pulisic nei primi minuti. Se fai gol l’approccio è giusto, se non lo fai cambia tutto.” E aggiunge una chiave di lettura lucida: “Siamo andati sotto otto volte, ma otto volte abbiamo recuperato. Dipende se vedi il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.”

Leao, la flessione e l’equilibrio

Su Rafael Leão e sul momento della squadra, Allegri smorza ogni allarme. “Durante la stagione c’è sempre un momento così. Anche se fosse una flessione, va affrontata con equilibrio. Non è che domani a Como finisce la stagione. Rafa sta bene.” Equilibrio, ancora una volta, è la parola chiave.

Tattica e difesa: niente dogmi

La difesa a quattro non è un tabù, ma neppure una necessità immediata. “È una soluzione a cui penso, ci stiamo lavorando. Dipende dai momenti e da chi ho a disposizione. Ora ho Fullkrug fuori: se schierassi tre attaccanti non avrei cambi.” Su Koni De Winter, Allegri è netto: “Domani gioca lì. Pavlovic non c’è. È cresciuto molto. Per abituarsi alle pressioni del Milan si passa anche attraverso gli errori.”

Champions, ambizione e realtà economica

Infine, lo sguardo lungo. Senza illusioni. “Il nostro obiettivo è arrivare tra le prime quattro. In Champions ci sono squadre con fatturati enormi. Qualificarsi è fondamentale, poi il resto si vedrà.” Niente promesse roboanti. Prima il presente, poi il futuro.

Un Allegri fedele a se stesso

La conferenza non regala titoli urlati, ma linee guida chiare. Allegri non chiede miracoli, chiede continuità. Non promette dominio, chiede solidità. E soprattutto ribadisce un concetto che accompagna tutta la sua carriera: nel calcio conta arrivare in fondo, non partire forte. Il Milan riparte da qui. Dal Como, dal campo, e da una classifica che, nel bene e nel male, racconta la verità.

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