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Il Milan e il paradosso dei gol subiti: impeccabile con le big, fragile con le piccole

Solo due reti incassate contro le prime dieci, ben tredici contro la parte bassa: numeri che raccontano il vero limite dei rossoneri

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C’è un dato che racconta il Milan meglio di mille analisi tattiche. Ed è un dato che non riguarda le sfide di cartello, quelle che accendono San Siro e tengono in piedi la classifica. Riguarda invece le partite che dovrebbero essere di ordinaria amministrazione. Ed è lì che il Diavolo sta pagando il prezzo più alto.

Il paradosso del Milan: solido con le grandi, fragile con le altre

Il Milan ha costruito la propria stagione su una contraddizione evidente. Contro le prime dieci della classifica ha incassato appena due gol, mostrando solidità, concentrazione e capacità di soffrire. Napoli e Atalanta gli unici a trovare il varco. Tutti gli altri big si sono fermati davanti a una squadra ordinata, compatta, quasi chirurgica nella gestione dei momenti. Poi però c’è l’altra faccia della stagione. Quella meno raccontata, ma decisiva. Contro le squadre della parte destra della classifica, dall’undicesimo al ventesimo posto, il Milan ha subito 13 dei 15 gol complessivi incassati in campionato. Un numero che stona, che stride con la posizione in classifica e che soprattutto apre una riflessione più profonda di quanto sembri. Non è una flessione episodica. È una tendenza.

Quando la partita “facile” diventa la più complicata

Il punto non è tanto quanti gol arrivano, ma come. Gran parte delle reti subite contro le cosiddette piccole nasce da situazioni evitabili, da letture sbagliate, da cali di attenzione nei momenti chiave. Lo hanno ammesso più volte lo staff tecnico e gli stessi giocatori a fine gara, senza giri di parole. C’è una componente mentale evidente. Il Milan entra in campo diversamente quando affronta una big rispetto a quando deve fare la partita contro squadre che aspettano, chiudono gli spazi e colpiscono appena possibile. Meno tensione agonistica, meno cattiveria preventiva, qualche metro di campo concesso di troppo. E a questi livelli, basta.

Un limite tattico che pesa più del previsto

Accanto alla testa, c’è il campo. E qui il discorso si fa ancora più scomodo. Questo Milan rende al massimo quando può giocare di ripartenza, quando attacca gli spazi e sfrutta le transizioni. Quando invece deve gestire il pallone, alzare il baricentro e comandare il gioco, emergono crepe strutturali. La squadra tende ad allungarsi, lascia corridoi centrali e laterali che avversari meno blasonati, ma ben organizzati, sfruttano con cinismo. Non è un caso che molti gol subiti arrivino in campo aperto, su ribaltamenti rapidi, con la difesa sorpresa più che battuta. È un limite che Milan si porta dietro da tempo e che oggi pesa più che mai, perché il margine di errore in vetta è ridotto al minimo.

Una classifica che maschera il problema

Eppure, nonostante tutto, il Milan è secondo in classifica, a tre punti dalla vetta. Pienamente in corsa per lo scudetto e con la Champions saldamente nel mirino. Questo rende il paradosso ancora più evidente: una squadra capace di competere alla pari con chiunque, ma che rischia di complicarsi la vita da sola. Il dato difensivo contro le piccole non è una curiosità statistica. È un campanello d’allarme. Perché se il Milan riuscisse a trasferire la stessa ferocia mentale e la stessa compattezza mostrata contro le grandi anche nelle partite “sporche”, la stagione potrebbe davvero cambiare passo. Il potenziale c’è. La classifica lo dimostra. Ora resta da capire se questo Milan vuole smettere di essere brillante contro i forti e distratto contro i deboli. Perché, alla lunga, sono proprio quelle partite lì a decidere chi vince davvero.

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