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Dieci giorni di fuoco per il Milan: Allegri costretto al turnover

Quattro partite in dieci giorni tra San Siro e trasferte: rotazioni inevitabili, difesa sotto osservazione

3 min di lettura

Il calendario non fa sconti e per il Milan sta per iniziare la prima vera prova di resistenza della stagione. Da domani, 8 gennaio, i rossoneri entreranno in una striscia di quattro partite di campionato in dieci giorni, una sequenza che costringerà Massimiliano Allegri a cambiare spartito rispetto alle abitudini dei mesi scorsi.

Dopo il Genoa a San Siro, il Milan sarà atteso da due trasferte consecutive contro Fiorentina (11 gennaio) e Como (15 gennaio, recupero della gara rinviata prima di Natale per la Supercoppa), prima di chiudere il ciclo il 18 gennaio con Milan-Lecce. Un tour de force che pesa sulle gambe e, soprattutto, sulle scelte.

Allegri e il nodo turnover: da eccezione a necessità

Fin qui il Milan ha vissuto di certezze. Una partita a settimana, rotazioni minime, gerarchie chiare. Ora però il contesto cambia. Contro il Genoa Allegri dovrebbe affidarsi ai titolari, ma già a Firenze qualcosa inevitabilmente verrà rivisto.

Luka Modric, per esempio, è destinato a rifiatare: i tempi di recupero non consentono miracoli. Anche Christian Pulisic e Rafael Leão non sono al massimo e difficilmente reggeranno tre partite ravvicinate ad alta intensità.

Qui entrano in gioco le alternative. L’arrivo di Niclas Füllkrug allarga le opzioni offensive, mentre Christopher Nkunku dovrebbe tornare disponibile proprio per la trasferta di Firenze. Senza dimenticare Ruben Loftus-Cheek, spesso utilizzato come soluzione d’emergenza anche più avanzata.

Centrocampo sereno, ma dietro si stringe

In mezzo al campo, numeri e alternative non mancano. Dietro a Fofana, Modric e Rabiot, Allegri può contare su Ricci, Jashari e Loftus-Cheek, una rotazione che permette di dosare energie senza perdere equilibrio.

I problemi veri iniziano sulle fasce e in difesa. A destra, Zahary Athekame non garantisce ancora la solidità di Saelemaekers. A sinistra, Pervis Estupiñán non ha convinto quando chiamato a sostituire Davide Bartesaghi. Al centro, le opzioni sono ridotte: dietro Tomori, Gabbia e Pavlovic c’è solo De Winter, mentre Odogu è considerato ancora acerbo. Il mercato darà una mano, ma non subito. E in questi dieci giorni Allegri dovrà arrangiarsi, dosando uomini e minuti con il bilancino.

Una fase che dice molto sul Milan

Non è solo una questione di calendario. Questo mini-ciclo dirà quanto il Milan sia davvero pronto a reggere il ritmo delle squadre che ambiscono in alto. Finora solidità e risultati hanno tenuto insieme il progetto. Ora arriva il momento in cui servono profondità, gestione e lucidità. E Allegri lo sa: il vero rischio non è perdere punti, ma perdere pezzi.

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