Quello tra Milan e Svizzera è storicamente un rapporto complicato. Sono pochi i giocatori elvetici ad aver indossato la maglia rossonera, quasi nessuno è riuscito a lasciare il segno. Una statistica curiosa, considerato che alcuni buoni talenti calcistici del nuovo millennio provengono da quelle latitudini, e che ora Ardon Jashari e Zachary Athekame – i due svizzeri in forza al Milan di questa stagione – sono chiamati a sovvertire. Non ce ne vorrà il diretto interessato, ma difficilmente potranno fare peggio di Philippe Senderos, che nelle ultime ore si è espresso proprio su di loro (potete leggere le sue dichiarazioni sul nostro sito, ndr) ma che i più ricorderanno come difensore acciaccato nell’ultimo Milan di Ancelotti.
Gli esordi e l’arrivo al Milan
Senderos si impose come uno dei giovani più promettenti della sua generazione nell’Arsenal di Arsène Wenger, raggiungendo una finale di Champions e mantenendo un ruolo di rilievo anche dopo il pesante infortunio alla spalla patito al mondiale 2006. Due estati dopo, il centrale svizzero approdò al Milan per circa 8 milioni di euro, coronando così il sogno di condividere lo spogliatoio con il suo idolo Maldini. Stando al racconto di Senderos (dichiarazioni tratte dal sito goal.com), furono i futuri compagni a caldeggiarne l’acquisto. “È nato tutto all’improvviso. D’estate Mathieu Flamini si era trasferito al Milan dall’Arsenal: una sera, durante la preparazione, mi ha chiamato per chiedermi se mi sarebbe piaciuto raggiungerlo. A tavola gli attaccanti avevano fatto il mio nome: volevano che il club mi portasse a Milano. Ho fatto qualche chiamata e due giorni dopo ero a Milanello”.
Una stagione difficile in rossonero
L’esperienza a San Siro fu tuttavia condizionata da continui guai fisici che lo tennero ai margini per l’intero girone d’andata, costringendo Ancelotti a schierarlo con il contagocce. A fine stagione, Senderos collezionò soltanto 20 presenze, trovando continuità solo nelle ultime settimane di campionato a causa delle assenze di Nesta e Kaladze. Per il resto, tanti subentri dalla panchina, senza mai convincere del tutto. Un solo guizzo offensivo, quello che propiziò un gol di Ronaldinho contro il Lecce, in mezzo a svariate disattenzioni in difesa. Decisamente troppo poco per sperare in una conferma: il Milan lo salutò senza rimpianti e per il difensore centrale iniziò una seconda parte di carriera decisamente meno luminosa degli esordi.
Una carriera da promessa non mantenuta
Tornato in Inghilterra, Senderos si trasferì prima all’Everton e subito dopo al Fulham. L’avventura a Craven Cottage durò fino al 2014, ma, tra un infortunio e l’altro, l’immagine del potenziale fuoriclasse sbiadì definitivamente. Valencia, Glasgow Rangers, Aston Villa e Grasshoppers furono tappe fugaci e avare di soddisfazioni, un po’ meglio invece il biennio in MLS: la vittoria della US Open Cup con la maglia degli Houston Dynamo fu l’ultimo trofeo nella carriera dello svizzero, conclusa nel 2020 tra le fila del Chiasso. Oggi, Senderos cerca di riproporsi come direttore sportivo dopo l’esperienza al Servette. Almeno fuori dal campo, bisogna rimuovere l’etichetta di promessa non mantenuta. La stessa che lo accompagna da quella sfortunata stagione in rossonero.

