Per mesi il problema è stato evidente, quasi imbarazzante. Il Milan attaccava senza un riferimento, arrivava negli ultimi trenta metri ma poi si dissolveva. Troppa leggerezza, poca presenza, nessuno capace di “abitare” davvero l’area. A Cagliari, senza proclami e senza fuochi d’artificio, qualcosa è cambiato. E il motivo ha un nome preciso: Niclas Fullkrug.
Non è stata una serata da highlights o da copertina. Nessun gol, nessun assist. Ma per chi sa leggere le partite, il suo ingresso ha avuto un peso specifico enorme. Finalmente un corpo da difendere e da cercare, finalmente un centravanti che sporca il gioco prima ancora di nobilitarlo.
Il riferimento che mancava
Fullkrug entra nell’ultimo quarto d’ora e modifica immediatamente le geometrie offensive. I centrali avversari non possono più staccarsi con leggerezza, i palloni lunghi smettono di essere preghiere nel vuoto. Spalle larghe, postura solida, duelli continui. Il tedesco fa esattamente ciò che il Milan non aveva più: dà un punto d’appoggio costante.
Non è un caso. I numeri delle ultime stagioni tra Bundesliga e competizioni europee raccontano di un attaccante stabilmente sopra il 50% di duelli aerei vinti. A Cagliari quel repertorio si è intravisto subito: palloni trattenuti, falli guadagnati, difensori costretti a spendere energie. La squadra respira, sale, si compatta.
Allegri e la lingua del sacrificio
C’è una ragione se Massimiliano Allegri lo manda subito nella mischia. Fullkrug parla una lingua che l’allenatore conosce bene: quella del lavoro sporco, dell’utilità silenziosa, della lotta continua. È il centravanti “vecchio stampo” che non vive solo di area piccola, ma di battaglie quotidiane.
Il Milan lo ha preso anche per i gol, è chiaro. Ma prima ancora per l’equilibrio. A Cagliari il classe 1992 non è ancora al meglio della condizione, e si vede. Ma anche così riesce a dare senso alla manovra offensiva, rendendo credibile ogni spazzata e ogni uscita dal basso sotto pressione.
Una presenza che cambia la percezione
Non è ancora una svolta certificata, sarebbe prematuro dirlo. Ma una certezza emerge con chiarezza: il Milan non è più costretto ad attaccare “in sottrazione”. Con Fullkrug in campo c’è qualcuno disposto a coprire il vuoto con il corpo, con il mestiere, con il carattere. E per Allegri, che ha costruito carriere e titoli anche su questo tipo di figure, quel lavoro vale spesso quanto un gol. A volte anche di più.

