Rafael Leao, dopo essere stato di fatto sfiduciato da Gerry Cardinale, si è messo in vendita parlando senza alcun filtro. È l’ennesimo episodio che fotografa la confusione regnante in casa Milan. Per ben due volte nell’arco di una sola settimana, il portoghese si è presentato davanti ai microfoni in Portogallo e ha annunciato, senza che nessuno dal club proferisse parola, la propria intenzione di lasciare i rossoneri nel corso dell’estate. Una vicenda che racconta meglio di tante analisi lo stato delle cose, lì dove si trovano Cardinale e Ibrahimovic: un vero e proprio Far West, dove ognuno fa un po’ come vuole o non sa cosa fare.
Dichiarazioni incontrollate
Il primo segnale risale a una settimana fa esatta. Al termine di un evento legato al suo brand di moda, Leao dichiarava: “Penso di aver dato al Milan tutto quello che potevo dare. Desidero provare una nuova sfida in un nuovo campionato”. Come se non bastasse, il giorno seguente sono arrivate parole ancora più nette che hanno ribadito il concetto: “Ho bisogno di una nuova sfida. Ho già vinto due trofei in Italia e ci sono stato per un po’. Se dovesse arrivare l’opportunità della Premier, sarei molto contento”.

A questo punto la domanda sorge spontanea, e la giriamo a chi ci legge. È normale che a neanche due settimane dalla fine di una stagione conclusa nel modo in cui si è conclusa quella del Milan, il giocatore più pagato della rosa, il numero 10, sotto contratto fino al 2028, si metta in vendita da solo senza che nessuno della proprietà intervenga o alzi un dito per contenere la situazione? Il club avrebbe pure avuto modo di porre un freno: la prima uscita è arrivata di sabato, e già lì sarebbe stato necessario intervenire. Invece il giovedì è arrivata la seconda dichiarazione, sulla stessa lunghezza d’onda.
La svalutazione di Leao
Che Rafael Leao potesse essere in vendita quest’estate era un’ipotesi più che concreta. Ma da qui a sbandierarlo ai quattro venti per due volte in cinque giorni il passo è enorme, ed equivale a prendere a picconate ogni speranza di conservare un minimo di potere contrattuale con i club che si faranno avanti. Con dichiarazioni di questo tenore, permesse e mai contenute, si rischia concretamente una svalutazione del giocatore. Un attaccante che, peraltro, si era già svalutato da sé con le proprie prestazioni in campo nel corso dell’annata.

Una situazione già di per sé compromessa, alimentata ancora prima delle parole del portoghese da quanto emerso nell’incontro di Gerry Cardinale con una parte della stampa, occasione in cui il proprietario aveva sostanzialmente scaricato il suo numero 10. Insomma, una master class su come non gestire un proprio asset, e più in generale un intero club.
Passando alla cronaca, va detto che al momento non sono arrivate offerte concrete per Leao. Il che significa che, se davvero vorrà essere ceduto, dovrà muoversi in prima persona insieme al proprio entourage.