Il Napoli sceglie Allegri per il dopo-Milan: scoppia la bufera e Adani invoca Maradona contro i “venditori di fumo”

Il tecnico livornese ha raggiunto l'accordo con De Laurentiis e attende solo di risolvere i nodi contrattuali con i rossoneri. L'opinionista spara a zero alla Domenica Sportiva: "È la resa dei conti".

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Massimiliano Allegri si appresta a sedersi sulla panchina del Napoli per guidare la ricostruzione azzurra nella prossima stagione, una mossa di mercato clamorosa che sta già dividendo in due l’opinione pubblica sportiva. L’ufficialità dell’accordo con il presidente Aurelio De Laurentiis arriverà non appena il tecnico livornese avrà risolto gli ultimi nodi burocratici e contrattuali che lo legano ancora al Milan. La scelta della dirigenza partenopea ha riacceso il dibattito tra i sostenitori del pragmatismo allegriano e chi, al contrario, considera il suo calcio ormai superato, specie dopo l’annata fallimentare vissuta sulla panchina rossonera.

La reazione più dura e rumorosa è arrivata da Lele Adani, da sempre in prima linea nella critica alla filosofia dell’allenatore toscano. L’ex difensore ha affidato ai propri canali social un video di Diego Armando Maradona, icona eterna del calcio spettacolare e della passione napoletana, accompagnato da una didascalia che suona come una condanna senza appello: “Perdonali perché non sanno quello che fanno”. Un attacco mirato, che contesta alla radice l’idea di portare una visione speculativa in una piazza che ha fatto della bellezza del gioco la propria identità.

L’opinionista non ha usato giri di parole nemmeno nel suo ultimo intervento alla Domenica Sportiva, analizzando il momento del tecnico subito dopo la sfida tra Milan e Cagliari. Come riportato nel testo originale della notizia, Adani ha espresso un giudizio durissimo sul sistema che protegge determinati personaggi: “La via del gioco è quella che propone il merito: se tu giochi, hai più possibilità di vincere e di meritare la vittoria, ma se speculi e galleggi a tirare avanti, e soprattutto ti appoggi su un Paese pieno di venditori di fumo, che racconta ad una popolazione non più scema come una volta che basta vincere oggi e poi si penserà al domani, cadi e arriva la resa dei conti. Quello che io chiamo Padre Tempo, che opera in silenzio”.

Il j’accuse televisivo si è poi spostato sulla meritocrazia e sulla gestione quotidiana dei grandi club, con parole che sembrano fotografare l’epilogo dell’avventura milanese di Max. “Chi ha una linea, chi ha una visione e una cultura del lavoro può essere premiato, e anche chi sbaglia può riprovarci perché ha portato cultura. Chi vive tutti i giorni della settimana facendo il furbo, manipolando alcune situazioni e giustificando cose che non si possono giustificare, soprattutto nelle grandi squadre, non verrà premiato”, ha concluso l’ex calciatore. Ora la palla passa al campo, con lo spogliatoio di Castel Volturno pronto a misurare l’impatto del nuovo corso.

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