I verdetti definitivi per la corsa all’Europa che conta si sono delineati ieri sera sui campi di Serie A senza dover attendere il posticipo tra Torino e Juventus, a causa del clamoroso crollo del Milan e delle contemporanee vittorie di Roma e Como che hanno blindato la griglia delle qualificate alla prossima Champions League. Attraverso un editoriale pubblicato sulle pagine del Corriere della Sera, la fonte originale di questa analisi, il giornalista Paolo Condò ha commentato l’esito della giornata sportiva mettendo in evidenza i meriti storici delle due formazioni che hanno centrato l’obiettivo e, di contro, il fallimento strutturale manifestato dall’ambiente rossonero nell’ultimo quarto di campionato.
Il commento del cronista si apre con un elogio al cammino della Roma guidata da Gian Piero Gasperini, capace di agguantare la terza piazza del podio grazie al successo ottenuto sul campo del Verona. Un risultato prezioso, maturato al termine di una sfida condizionata dal peso psicologico del traguardo ravvicinato. Nel suo intervento per il quotidiano milanese, Paolo Condò si è espresso in prima persona dichiarando: “L’effetto sportivo di quanto accaduto, per quel che può interessare, è che l’agognata contemporaneità delle partite è andata a farsi benedire. Il clamoroso crollo finale del Milan, unito alle vittorie di Roma e Como, ha comunque evitato di dover aspettare la fine di Torino-Juventus per conoscere il quartetto delle qualificate alla prossima Champions. La Roma chiude al terzo posto, che è un grande risultato firmato Gasperini, perché a Verona esegue il suo compito: vince con una fatica visibilmente figlia della tensione di avere il traguardo a un passo, e deve aspettare il recupero perché El Shaarawy saluti la compagnia giallorossa con il gol della tranquillità. Ma ieri contavano solo i tre punti, e dunque chapeau”.
L’attenzione dell’opinione pubblica si sposta poi sulla vera sorpresa del torneo, ovvero lo storico piazzamento degli uomini di Cesc Fabregas, capaci di imporsi all’attenzione internazionale grazie a una proposta tecnica di altissimo profilo statistico e identitario. La riflessione del giornalista prosegue tracciando una linea netta tra i meriti dei debuttanti e le gravissime colpe imputabili alla gestione tecnica di Massimiliano Allegri sulla panchina del Milan: “Il quarto posto del Como è in assoluto l’impresa dell’anno a livello europeo, certamente favorita dal suicidio di Juventus e Milan ma più che meritata per la qualità del gioco di Fabregas. Stiamo parlando della squadra che ha chiuso con il secondo attacco e la migliore difesa. Non ci sono obiezioni, non ci sono discussioni. Molte, invece, quelle che da oggi esploderanno nella sala comandi del Milan, un club allo sbando e una squadra che nell’ultimo e decisivo quarto di stagione è stata un sacco vuoto. Di idee di gioco, di energie fisiche e mentali, di prospettive tecniche. La colpa di Allegri è di essersi illuso di poter gestire come da sua regola, mentre questa era una stagione in cui si doveva costruire”.
Le prossime ore saranno dunque decisive per decifrare le contromisure che la proprietà rossonera intende adottare per uscire da una crisi d’identità che appare tecnica e societaria al tempo stesso. L’azzeramento dei bonus stagionali e l’esclusione dai ricavi della massima competizione continentale costringeranno i vertici di via Aldo Rossi a ridisegnare da zero le strategie di mercato e la scelta della prossima guida tecnica, con l’obbligo di abbandonare le logiche della gestione conservativa per avviare una ricostruzione profonda e immediata della rosa.