L’autunno del Milan all’Olimpico: il “Realismo” di Allegri e il rischio del blackout

Analisi del KO rossonero all'Olimpico: errori tecnici, il caso Leao e il rischio di sciupare sei mesi di lavoro.

Redazione
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La caduta del Milan nel catino dell’Olimpico contro la Lazio segna un punto di rottura narrativo nella stagione rossonera, trasformando i sogni di gloria in una pragmatica lotta per la sopravvivenza nell’élite europea. In una serata caratterizzata dal ritorno in massa della tifoseria biancoceleste, la compagine guidata da Massimiliano Allegri ha palesato un’insolita fragilità strutturale, finendo vittima di una lettura tattica che il tecnico stesso ha definito deficitaria sotto il profilo dell’ordine e della tenuta atletica. Il parziale del primo tempo, dominato dalla verticalità degli uomini di Baroni, ha messo a nudo un’inconsueta vulnerabilità nelle transizioni difensive, con un baricentro eccessivamente alto che ha prestato il fianco a ripartenze letali.

Il tecnico livornese, intervenuto ai microfoni di DAZN nel post-partita, ha cercato di stemperare gli entusiasmi residui legati alla lotta al vertice, richiamando l’ambiente a una visione più ancorata ai dati di fatto. La distanza di sicurezza dalle inseguitrici — con il Como a sei lunghezze e la Juventus a sette — non autorizza cali di tensione in un campionato che il mister definisce ancora estremamente lungo e insidioso. La sconfitta capitolina agisce dunque da monito: il rischio, paventato con forza dalla guida tecnica, è quello di dilapidare in poche settimane quanto di buono costruito nell’ultimo semestre di lavoro.

Analisi del disordine: transizioni, duelli e il caso Leao

Il focus della critica si è concentrato sulla gestione dei momenti chiave e sull’atteggiamento di alcuni singoli, in particolare Rafael Leao, apparso visibilmente contrariato al momento della sostituzione. «Il nervosismo di Leao è figlio della trance agonistica: era arrabbiato perché in un paio di circostanze poteva essere servito meglio per andare in porta e quelle potenziali palle gol sono sfumate per imprecisioni altrui», ha chiarito Allegri, derubricando l’episodio a normale dinamica di spogliatoio. Tuttavia, il problema di fondo resta la pulizia tecnica: il tecnico ha sottolineato come la squadra abbia «sbagliato molto tecnicamente con troppi uomini sopra la linea della palla», finendo per subire più contropiedi in una sola frazione che nel resto dell’intera stagione.

La diagnosi del match si sposta poi sulla gestione dei duelli individuali, un fondamentale in cui il Milan è apparso deficitario per larghi tratti della gara. «Quando entri molle sui contrasti, come accaduto nel primo tempo, diventa quasi impossibile passare in vantaggio; abbiamo accettato l’uno contro uno a campo aperto per necessità, ma eravamo troppo disordinati», ha ammesso il tecnico, citando l’emblematico scontro tra De Winter e Maldini. Nonostante una ripresa giocata a ritmi superiori e con una maggiore predominanza territoriale, l’assenza di concretezza negli ultimi sedici metri ha condannato i rossoneri a un passo falso che impone un immediato reset psicologico. «Dobbiamo restare focalizzati sull’obiettivo Champions, perché parlavano tutti di scudetto dopo il pareggio dell’Inter, ma bisogna essere realisti per non distruggere tutto», ha concluso Allegri con la consueta lucidità analitica.

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