Il Milan si riaffaccia sul proscenio di San Siro con l’algida determinazione di chi non vuole concedere sconti alla storia. Mercoledì, nel recupero contro il Como, il sodalizio rossonero ha un obiettivo vitale: portarsi a -5 dalla capolista Inter e alimentare una fiammella tricolore rimasta accesa nonostante il verdetto del Derby d’Italia. La compagine di Max Allegri si presenta all’appuntamento forte di una striscia di 23 risultati utili consecutivi, un cammino d’acciaio iniziato dopo il passo falso dell’esordio stagionale. Eppure, nel ventre di San Siro, non si parlerà solo di punti: la sfida contro Cesc Fabregas ripropone l’eterno conflitto tra estetica e cinismo, tra il “giochismo” d’importazione e quel realismo di matrice allegriana che non accetta repliche.
«Inizia l’ultimo trimestre della stagione, il momento in cui si decide realmente la gerarchia del campionato», ha ammonito il tecnico livornese durante la conferenza stampa della vigilia. Allegri, con il consueto distacco zen, ha derubricato a semplice “folklore” gli striscioni che celebrano lo stile di Fabregas a discapito del suo, preferendo concentrarsi sul valore tattico di un Como in piena lotta per l’Europa che conta. Senza lo squalificato Rabiot, il Milan dovrà affidarsi alla gestione dei ritmi e alla classe eterna di Luka Modric, l’uomo che a Pisa ha ribadito la differenza tra un buon giocatore e un Pallone d’Oro. «Nei momenti decisivi a Modric cambia l’espressione del viso; è un dono riservato solo ai grandissimi», ha sottolineato l’allenatore, conscio che l’egemonia tecnica del croato sia il miglior antidoto a qualsiasi impasse creativa.
Veleni, VAR e fantasmi: la diplomazia di Max
Inevitabile che il dibattito scivolasse sui veleni arbitrali post Inter-Juventus, con l’eco di polemiche che sembrano riportare il calcio italiano a un clima da guerra fredda. Allegri, però, ha scelto la via del pompiere, invitando l’ambiente a non sprecare preziose energie mentali in recriminazioni esterne. Il tecnico ha spostato l’accento sulla necessità di migliorare la tecnologia, auspicando interventi più rapidi sulle situazioni oggettive come il fuorigioco. Ma è stato sul richiamo al passato che Allegri ha mostrato la sua maschera più ieratica: interrogato sul celebre gol di Muntari del 2012, il tecnico ha spento ogni rigurgito di vittimismo retroattivo. «Non perdemmo quello scudetto per quell’episodio, lo perdemmo dopo», ha sentenziato, ribadendo che la ricerca di alibi è l’anticamera della sconfitta.
Il pragmatismo di Allegri si estende anche alla lotta per il titolo. Nonostante il Milan sia l’unica reale insidia per i nerazzurri, il tecnico continua a giocare di rimessa, proteggendo lo spogliatoio dalle pressioni eccessive. «L’Inter era la favorita e ora lo è ancora di più; il nostro obiettivo resta la qualificazione in Champions, questione di vita o di morte economica per le società», ha dichiarato con una franchezza che profuma di strategia. Solo una volta blindato il pass europeo, il Milan smetterà di nascondersi dietro la retorica del “passettino alla volta” per guardare in faccia il sogno scudetto.
Infermeria e scelte: il rientro di Saelemaekers
Sul fronte delle rotazioni, il Milan ritrova pezzi importanti del proprio scacchiere. Se l’assenza di Rabiot pesa per fisicità e crescita tattica, Allegri può sorridere per il ritorno di Saelemaekers, elemento cardine per gli equilibri tra le linee. Resta il dubbio legato a Pulisic, ancora alle prese con un fastidio muscolare, mentre Rafael Leao è apparso in ottima condizione e pronto a strappare sulla fascia. C’è attesa anche per l’inserimento definitivo di Gimenez, definito dal tecnico come un profilo su cui il lavoro quotidiano sta portando frutti sperati. Il Milan si prepara dunque a un “summit” contro il Como che sa di ultima chiamata per l’alta quota: la rivincita dei “risultatisti” passa inevitabilmente per questi novanta minuti.