Sacchi, Zaccheroni e Seedorf: i tre moschettieri del Milan che oggi compiono gli anni

Triplo compleanno per gli ex allenatori rossoneri: Arrigo festeggia 80 anni, Zac arriva a 73 mentre per Clarence sono 50

Matteo Noceti
5 min di lettura

La storia del Milan è ricca di successi e di personalità di spicco e alcune date sembrano fatte apposta per ricordarlo. È il caso di questo primo giorno di aprile in cui, per una bizzarra coincidenza, festeggiano gli anni ben tre ex allenatori rossoneri. Parliamo ovviamente di Arrigo Sacchi, Alberto Zaccheroni e Clarence Seedorf, uomini tanto diversi quanto accomunati dall’esperienza su una delle panchine più importanti del mondo e capaci, ognuno a suo modo, di lasciare un’impronta.

L’arrivo di Sacchi, la folgorazione di Silvio

C’erano molti dubbi all’arrivo di Arrigo Sacchi nel 1987: fino a quel momento aveva allenato soltanto squadre di seconda fascia e poco sembrava avere a che fare con i piani di grandezza promessi da Berlusconi. “Durante un Milan-Parma” – ricorda oggi Adriano Galliani ai microfoni di Sky Sport – “stavamo perdendo e il presidente mi chiese se i giocatori parmensi fossero più forti dei nostri. Gli risposi di no, allora mi chiese di ingaggiare Sacchi per la stagione successiva perché un allenatore capace di far giocare così bene la squadra doveva stare al Milan”. Iniziò così la storia.

Un visionario del gioco

Il tecnico di Fusignano aveva un background limitato ma una grande ammirazione per il calcio olandese, di cui replicò i metodi di allenamento e la disposizione tattica. Fu una rivoluzione. In quattro stagioni sulla panchina rossonera vinse tutto, dando alla squadra uno stile di gioco inconfondibile e ancora oggi ricordato come uno dei più amati nella storia del calcio. Uno scudetto, una Supercoppa Italiana, due Coppe dei Campioni, due Supercoppe Europee e due Coppe Intercontinentali: questo il suo palmares milanista, semplicemente da brividi.

Zac, essere belli nella semplicità

Non meno importante il percorso di Alberto Zaccheroni, capace di vincere lo scudetto nell’anno del centenario. Era l’estate 1998 quando il presidente Berlusconi decise di puntare sul tecnico di Meldola, reduce da un triennio esaltante all’Udinese e che, romanticamente, aveva la stessa provenienza romagnola del visionario Sacchi. Nella testa del presidente, era lui l’antidoto alle stagioni sfortunate del Capello bis.

Scudetto al primo colpo nel 1999

Aveva un credo tattico ben definito, Zaccheroni, basato sulla difesa a tre e su un’idea di gioco che mirava al sodo. Così lontano dal calcio champagne mostrato dai predecessori da attirare critiche anche feroci, ma il gruppo fece quadrato intorno a lui e a fine stagione festeggiarono tutti insieme un tricolore esaltante, ottenuto rimontando sette punti alla Lazio nelle ultime sette partite di campionato.

I gol di Bierhoff, gli ultimi ruggiti di Weah e le parate decisive del giovanissimo Abbiati nella copertina dell’ultimo campionato del millennio: Zaccheroni non si sarebbe confermato nel nuovo, ma ha il merito di aver ridato linfa ad alcuni senatori dello spogliatoio in previsione del ciclo ancelottiano. Anche per questo viene ricordato con tanto affetto.

Seedorf e la promessa non mantenuta

La storia di Seedorf è evidentemente diversa. Da giocatore è stato un campione assoluto, mentre in panchina non è riuscito a vincere. Al contrario, l’incredibile personalità che gli consentiva di soprassedere sui fischi (spesso ingenerosi, ndr) di San Siro quando indossava la maglia numero 10, veniva scambiata per altezzosità nelle vesti di allenatore. Il Milan decise di ripartire da lui all’indomani dell’esonero di Allegri nel gennaio 2014, con l’obiettivo di risollevare una stagione complicata.

Il suo lavoro è da rivalutare?

L’olandese non riuscì nell’intento nonostante le 11 vittorie in 22 partite: a condannarlo furono le richieste sul mercato che la società non voleva soddisfare, ma soprattutto le divergenze con alcuni membri della squadra. Le strade tra lui e il Milan si divisero a fine stagione, dopo un ottavo posto e la sensazione di non aver mantenuto la promessa. La mancata qualificazione alle competizioni europee costrinse il club a vendere i migliori giocatori, la rosa ne uscì indebolita e, di lì a poco, sarebbe iniziata la banter era. In una recente intervista, lo stesso Seedorf ha rivendicato la bontà del lavoro svolto in quei mesi: impossibile giudicare le sue parole senza tenere conto del contesto dell’epoca.

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