Il passato non è mai davvero trascorso, specialmente se porta il nome di Sulley Muntari e la data di quel fatidico febbraio 2012. Alla vigilia della sfida tra Milan e Como, le dichiarazioni rilasciate da Massimiliano Allegri in conferenza stampa hanno riaperto una ferita mai del tutto rimarginata nel cuore della tifoseria rossonera, innescando una reazione immediata da parte di Carlo Pellegatti. Lo storico giornalista e voce del milanismo, attraverso i propri canali social, ha espresso un netto dissenso nei confronti della ricostruzione fornita dal tecnico livornese, dando vita a un duello di prospettive su quello che resta lo spartiacque più controverso della storia recente della Serie A.
L’onestà di Allegri e il dissenso di Pellegatti
Allegri, con quella che Pellegatti definisce «onestà intellettuale», ha scelto di non rifugiarsi nell’alibi del “gol fantasma” per giustificare la perdita di quello scudetto a favore della Juventus di Antonio Conte. Il tecnico ha rivendicato le proprie responsabilità, affermando che il titolo fu smarrito nelle giornate successive, indipendentemente dall’episodio di San Siro. Una posizione di basso profilo che però non convince il cronista: «Oggi ha parlato Allegri e c’è una cosa sulla quale non sono d’accordo con lui», ha esordito Pellegatti sul suo canale YouTube, sottolineando come l’analisi dell’allenatore non tenga conto dell’impatto psicologico devastante che quel 2-0 negato ebbe sulle due contendenti.
Secondo la visione di Pellegatti, il Milan si era dimostrato tecnicamente e tatticamente superiore in quel frangente: «Il Milan vinceva 1-0, controllava la partita e si era portato sul 2-0. Per me quella partita il Milan l’avrebbe vinta». Il fulcro della tesi risiede nella tenuta mentale della Juventus dell’epoca, una compagine che si alimentava di entusiasmo e imbattibilità. «La Juve era in un’annata particolare dove si alimentava con la sua forza; se avesse perso, a mio avviso, non avrebbe più recuperato il Milan», ha rincarato il giornalista, ipotizzando un crollo verticale dei bianconeri di fronte a un distacco che sarebbe diventato, con ogni probabilità, incolmabile.
L’ombra del 2012 sul presente rossonero
Il dibattito sollevato da Pellegatti non è un semplice esercizio di nostalgia, ma si inserisce in un clima di tensione attorno alla figura di Allegri, la cui gestione dei momenti critici resta oggetto di scrutinio costante. Mentre il tecnico preferisce guardare avanti, concentrandosi sulla compagine lariana, la piazza rossonera continua a interrogarsi su quanto quel fischio mancato abbia alterato il corso dei successivi dieci anni di calcio italiano. Per Pellegatti, la verità non risiede nei dati certi, ma nella percezione di una superiorità tecnica che quel gol avrebbe dovuto sancire definitivamente, evitando l’impasse che portò poi al sorpasso juventino nelle settimane finali della stagione.