Milan, così non VAR! Quanti errori contro i rossoneri

12 episodi controversi in 26 giornate: siamo sicuri che gli errori si compensano a fine stagione?

Matteo Noceti
6 min di lettura

Chissà se, in cuor suo, anche mister Allegri ha cambiato idea. Il tecnico rossonero è da sempre fermo sostenitore del cliché secondo il quale, alla fine di un campionato, gli eventuali favori o torti arbitrali vadano a pareggiarsi, rendendo vane le recriminazioni di chi non è stato abbastanza bravo da raggiungere il proprio obiettivo in campo. E per carità, generalmente va così. La stagione 2025/26, tuttavia, assomiglia sempre di più alla classica eccezione che conferma la regola di un sistema in cui, per paradosso, il regolamento non è più la stella polare.

Il disappunto del club

Tutte le squadre hanno di che lamentarsi quest’anno, ma il Milan un po’ di più. È oggettivo riconoscere che a discapito dei rossoneri siano stati commessi errori macroscopici e, soprattutto, pesanti in termini di punti persi in classifica. La società si è fatta sentire, manifestando il proprio disappunto ai vertici dell’AIA: nessuna polemica davanti alle telecamere, ma la richiesta di una maggiore uniformità di giudizio. La telefonata è avvenuta dopo Milan-Como e, alla luce di quanto visto pochi giorni dopo, la tentazione di pensare che non abbia sortito gli effetti desiderati è forte.

Gli errori sotto la lente di ingrandimento

Che non sarebbe stata una stagione semplice lo si era capito subito. Nella seconda giornata di campionato, il Milan domina a Lecce ma si vede annullare un gol a Gabbia per una impercettibile spinta ai danni dell’avversario e, soprattutto, manca di un rigore per fallo su Ricci. Sette giorni dopo, contro il Bologna, il VAR la combina ancora più grossa: doppio fallo su Nkunku in area, al monitor ne analizzano soltanto uno revocando il penalty deciso dall’arbitro. Il pareggio in casa dell’Atalanta porta la firma di Lookman, che doveva però essere espulso qualche minuto prima per un’entrata con piede a martello su Fofana.

Spesso si è criticata l’incapacità del Milan di fare bottino pieno contro le piccole, ma fa specie riscontrare la mole di episodi sfavorevoli contro queste formazioni. Possiamo prendere ad esempio il gol di Pulisic ingiustamente annullato contro il Sassuolo, oppure la seconda rete convalidata al Pisa a San Siro sebbene viziata da un’evidente fallo di Moreo a inizio azione.

Ultime tre partite da incubo

Addirittura paradossale poi la gestione delle ultime tre partite. In quel di Pisa, Rabiot viene ammonito per un fallo inesistente: minima richiesta di spiegazioni da parte del francese ed ecco che Fabbri estrae il cartellino rosso. Incredulità generale e audio della ref cam che non è mai stato divulgato: come mai? Manca un’espulsione a Van der Brempt per grave fallo su Pavlovic contro il Como, così come da sanzionare sarebbe stata la trattenuta di Fabregas su Saelemaekers atta a favorire la ripartenza dei suoi. Incredibile a dirsi ma l’unico a pagare in quella circostanza è stato Allegri.

Milan-Parma e il trionfo degli equivoci

Neanche il tempo di rifiatare che la sfida casalinga contro il Parma regala altri due scandali: l’intervento di Corvi su Loftus-Cheek era da rigore, ma soprattutto non si capisce come abbia fatto il VAR a convalidare il gol degli ospiti nonostante le due irregolarità da cui è macchiato, ovvero l’ostruzione di Valenti su Maignan e il salto di Troilo sulle spalle di Bartesaghi. Come spesso capitato quest’anno, il VAR interviene sulla decisione di campo e combina pasticci.

La difformità di giudizio al potere

In generale, lascia interdetti la costante difformità di giudizio tra una partita e l’altra, tra un arbitro e l’altro, e persino dello stesso arbitro a seconda della partita. Il tutto, con un VAR che, a più di 7 anni dall’introduzione, non si capisce ancora con esattezza quando può intervenire e quanto spazio debba garantire alle decisioni dell’arbitro di campo.

È una situazione non più sostenibile, pur considerando la straordinarietà (in senso negativo) di questa stagione, la quale non deve però essere ricondotta a sfortuna o a strane congiunzioni astrali. Gli arbitri sbagliano perché l’attuale protocollo non li supporta a dovere e, successivamente, perché alcuni di loro hanno dimostrato di non avere una preparazione all’altezza del campionato di serie A.

Siamo andati oltre il ragionevole diritto a commettere errori da parte di un giudice di gara, qui ormai si è rotto il rapporto di fiducia tra club e classe arbitrale: lo testimoniano le critiche feroci dei protagonisti e la tendenza sempre più marcata a simulare con l’intento di ingannare un sistema pieno di falle. Così non si può andare avanti, lo pensano tutti e lo sa bene il Milan, a conti fatti una delle squadre più penalizzate quest’anno.

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