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Milan, Rabiot è il baricentro: con lui il centrocampo ha ritrovato identità

Equilibrio, solidità e leadership silenziosa: il francese ha cambiato il volto del Milan di Allegri

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C’è un dato che a Milanello non ha bisogno di grafici per essere spiegato: quando c’è Adrien Rabiot, il Milan è un’altra squadra. Più corto, più solido, più leggibile nei momenti in cui la partita chiede ordine prima ancora che talento. Non è un caso, non è suggestione. È una realtà che si riflette nel campo, nella postura della squadra e nel modo in cui i rossoneri assorbono la pressione avversaria. L’arrivo del centrocampista francese, fortemente voluto da Massimiliano Allegri, ha dato immediatamente una direzione precisa al reparto. Non solo qualità, ma struttura. Non solo palleggio, ma equilibrio.

Un Milan più compatto, più difficile da colpire

Con Adrien Rabiot in campo, il Milan ha ritrovato una compattezza che nelle stagioni precedenti appariva intermittente. Le linee sono più vicine, le distanze più corte, la protezione davanti alla difesa più costante. Non è un caso se, nelle partite giocate dal francese, i rossoneri hanno concesso pochissimo, diventando quasi invalicabili.

L’unica parentesi negativa della stagione, quelle gare in cui il Milan sembrava fragile, esposto, vulnerabile, coincide con un periodo in cui il centrocampo mancava di un riferimento stabile. Con Rabiot, quella sensazione di squadra “spaccata” è semplicemente sparita.

Leadership senza proclami

Rabiot non è un leader rumoroso. Non alza la voce, non cerca i riflettori. Ma occupa il campo. Lo governa. Lo riempie. In questo senso, il suo impatto si è sommato in modo naturale all’esperienza di Luka Modrić, creando una cerniera di intelligenza calcistica che ha restituito al Milan un’identità chiara. È un centrocampo che pensa prima di correre, che legge prima di forzare. Un tratto distintivo che porta la firma di Allegri, ma che vive grazie a interpreti capaci di reggerne il peso.

Gol, assist e un affare che pesa

Sul piano realizzativo, Rabiot non è ancora al centro del racconto. Ma sarebbe ingiusto ridurre il suo valore ai numeri. Detto questo, il tabellino parla comunque: un gol e tre assist, con l’ultima giocata decisiva arrivata nella trasferta vinta a Cagliari. E negli occhi resta ancora la perla contro il Torino, simbolo di una qualità che emerge quando serve. Il tutto per 10 milioni di euro, negli ultimi giorni di mercato. Una cifra che oggi appare quasi fuori scala rispetto al peso specifico del giocatore. Più che un acquisto, un colpo di sistema.

Il cuore tattico del Milan

Questo Milan non gira attorno a un trequartista, né a un centravanti. Gira attorno al suo centrocampo. E dentro quel cuore pulsante, Rabiot è diventato il riferimento naturale. Non perché sia il più appariscente, ma perché è quello che tiene insieme tutto. Nel calcio di Allegri, l’equilibrio è potere. E oggi, al Milan, quel potere ha un nome preciso.

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