Ci sono numeri che raccontano più delle parole. Il Milan che vince a Cagliari non è solo una squadra cinica, ma una squadra che ha riscoperto la cultura della porta chiusa. Il successo di misura in Sardegna consegna ai rossoneri un dato che pesa: nove clean sheet nelle prime 17 giornate di campionato. Un traguardo che mancava da oltre un decennio. E il dettaglio non è affatto secondario.
Lo 0-1 dell’Unipol Domus non è un episodio isolato. Arriva dopo il 3-0 contro il Verona a San Siro e certifica una continuità difensiva che sta diventando marchio di fabbrica del Milan. Due gare consecutive senza subire gol, nove complessive in 17 partite: numeri che collocano i rossoneri tra le difese più affidabili del campionato.
Clean sheet, un’ossessione chiamata Allegri
Dietro questo dato c’è una firma precisa: Massimiliano Allegri. La solidità difensiva è da sempre uno dei pilastri del suo calcio, una convinzione che precede mode e rivoluzioni tattiche. Allegri ha costruito carriere e cicli vincenti partendo da un presupposto semplice: se non subisci, sei già a metà dell’opera. Non a caso, l’ultimo Milan capace di chiudere con nove clean sheet dopo 17 giornate risale alla stagione Serie A 2011/12. Anche allora, sulla panchina rossonera, c’era lui.
Il parallelismo non è nostalgia, ma coerenza tecnica. Quel Milan costruiva i successi sulla compattezza, sulla lettura dei momenti, sulla capacità di colpire senza scoprirsi. Questo Milan, pur con interpreti e contesto completamente diversi, segue lo stesso principio. Meno frenesia, più controllo. Meno concessioni, più attenzione. È un calcio che non sempre entusiasma, ma che produce risultati.
In una stagione in cui la lotta al vertice si gioca sui dettagli, il dato delle reti inviolate assume un valore strategico. Il Milan non vince sempre dominando, ma vince sapendo soffrire. E quando una squadra assimila questa mentalità, diventa difficile da affrontare, soprattutto nel lungo periodo. Allegri lo sa, lo ha sempre saputo. E i numeri, ancora una volta, gli danno ragione.

